Etiopia | Rivoluzione politica

di Enrico Casale
abiy ahmed

I tigrini etiopi faranno da soli. Lasceranno la coalizione di potere, di cui sono stati l’asse portante, e si alleeranno con formazioni a loro «affini ideologicamente». La decisione è stata presa in una riunione del Fronte Popolare di Liberazione del Tigrai (Tplf) che si è tenuta lunedì a Macallè e alla quale hanno partecipato i vertici del partito.

Per comprendere l’importanza di questo passo è forse bene fare un paso indietro. Dopo la fine della dittatura di Menghistu Hailè Mariam, in Etiopia va al potere il Fronte democratico rivoluzionario del popolo etiope (Eprfd), una coalizione composta da quattro partiti principali: il Partito democratico amhara (Adp), il Partito democratico oromo (Odp), il Movimento democratico popolare dell’Etiopia meridionale (Sepdm) e, appunto, il Fronte di liberazione popolare del Tigrai. In questa coalizione, il Tplf, pur rappresentando l’etnia tigrina (7% della popolazione), ha sempre avuto un ruolo privilegiato, essendo l’espressione del movimento che aveva maggiormente contribuito alla lotta di liberazione dal Negus Rosso.

Alla morte del leader e premier Melles Zenawi (e dopo un periodo di instabilità), l’Eprfd ha nominato al suo posto Abiy Ahmed, un giovane di etnia oromo, membro del Partito democratico oromo. La sua nomina ha portato a una ventata di novità nel Paese. Oltre ad aver siglato una pace che sembrava impossibile con la vicina Eritrea, ha cercato di pacificare l’Etiopia aprendo un dialogo con le opposizioni e, in particolare, con quelle di etnia oromo. Abiy Ahmed ha, però, impresso una svolta anche nella politica interna. Ha proposto e ha ottenuto che l’Eprfd da coalizione di partiti si trasformasse in un partito vero e proprio.  A novembre, ha riunito in un congresso i partiti del rassemblement e ha dato vita al Partito della prosperità.

I tigrini del Tplf hanno letto questa svolta come una minaccia alla loro egemonia e, fin dai primi momenti, hanno contestato la trasformazione senza però uscire con un atto formale dall’alleanza. Fino, appunto, a lunedì, quando i leader del partito e i leader di comunità tigrina hanno sancito il loro allontanamento definitivo dal Partito della prosperità. I tigrini non apprezzano anche l’impronta nazionalistica del partito di Abiy e la sua presa di distanza dalle specificità locali.

Chi avrà ragione? L’Etiopia è un Paese di antiche tradizioni, ma profondamente diviso. Attualmente conta su undici Stati regionali di origine etnica tra cui il Sidama di recente creazione. Le spinte etniche potrebbero far tremare le basi della nazione. Saranno le urne a decretare se l’impostazione nazionale di Abiy è la carta vincente per il Paese.

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