Etiopia, Onu: «Le armi tacciano»

di Enrico Casale
Le Nazioni Unite hanno chiesto un cessate-il-fuoco temporaneo immediato in Etiopia dopo più di due settimane di combattimenti tra le forze armate federali e le forze regionali nel Tigray
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Le Nazioni Unite hanno chiesto un cessate-il-fuoco temporaneo immediato in Etiopia dopo più di due settimane di combattimenti tra le forze armate federali e le forze regionali nel Tigray. Nessuna notizia arriva dal fronte e nemmeno i membri delle agenzie umanitarie sono riusciti a penetrare nelle zone dei combattimenti, si teme però che le vittime, militari e civili, siano migliaia.

Più di 30.000 rifugiati sono già arrivati in Sudan: molti hanno fame e paura, più della metà sono bambini. L’Onu ha chiesto finanziamenti perché prevede giungano circa 200.000 rifugiati nei prossimi mesi.

Da parte sua, l’Etiopia ha creato un comitato nazionale per organizzare il rimpatrio e il reinsediamento di chi è fuggito in Sudan. L’ambasciatore etiope in Sudan, Yibeltal Aemro, ha confermato che molti etiopi sono attualmente in Sudan e il governo di Addis Abeba sta lavorando insieme a quello di Khartum per favorire il loro rientro. Ha inoltre affermato che sarà facilitato l’accesso all’assistenza umanitaria da parte dei partner per lo sviluppo e delle agenzie di aiuto internazionali.

L’ambasciatore Yibeltal ha però avvertito che «il governo [etiope] sta monitorando da vicino la situazione» perché vuole impedire ai militanti del Tplf di unirsi agli immigrati e di entrare in Sudan.

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