Etiopia, in Tigray soffia aria di guerra

di Tommaso Meo
Tigray

di Enrico Casale

Nella regione etiope del Tigray, a oltre tre anni dall’accordo firmato a Pretoria che ha posto fine al conflitto tra il governo del premier Abiy Ahmed e il Tigray People’s Liberation Front (Tplf), si moltiplicano i segnali di una possibile nuova escalation.

Un recente rapporto dell’International Crisis Group ha segnalato come l’alleanza tra Addis Abeba e Asmara, decisiva nella sconfitta militare delle forze tigrine nel 2022, si sia progressivamente logorata. Al centro delle tensioni vi è l’obiettivo dichiarato dal governo etiope di garantirsi un accesso sovrano al mare, prospettiva che l’Eritrea considera una minaccia ai propri equilibri strategici sul Mar Rosso. Addis Abeba accusa inoltre Asmara di mantenere truppe in aree contese del Tigray e di sostenere attori ostili.

Sul terreno, intanto, si registra un rafforzamento dei dispositivi militari lungo le linee di contatto con le regioni di Amhara e Afar. Episodi di violenza nel distretto di Tselemti hanno richiesto l’intervento dell’esercito federale. Fonti locali parlano di movimenti di artiglieria pesante e convogli logistici. “La gente teme che basti un incidente per far ripartire tutto”, riferisce un residente che chiede l’anonimato.

Ma è la condizione della popolazione civile a rendere ancora più allarmante lo scenario. Dopo anni di guerra, distruzioni e isolamento economico, il Tigray resta in ginocchio. Centinaia di migliaia di sfollati non sono rientrati nelle aree occidentali contese. La ricostruzione procede a rilento, mentre ospedali, reti elettriche e infrastrutture risultano ancora gravemente danneggiati. «Manca liquidità nelle banche, a molti imprenditori sono stati bloccati i conti e parte dei dipendenti pubblici non riceve lo stipendio», racconta una testimone locale. E aggiunge: «L’inflazione ha fatto impennare il costo dei beni di prima necessità e molte famiglie faticano a sopravvivere» Le restrizioni nei collegamenti e nei rifornimenti hanno aggravato la carenza di cibo e medicinali. La malnutrizione colpisce soprattutto bambini e donne incinte.

La tensione politica interna aumenta l’incertezza. «La situazione nel Tplf è complessa – osserva un’altra fonte – da un lato, c’è Debretsion Gebremichael, espressione dell’ala più intransigente del partito; dall’altro Getachew Reda, già a capo dell’amministrazione ad interim del Tigray e oggi consigliere del primo ministro per gli Affari dell’Africa orientale. Questa spaccatura aumenta il rischio di iniziative autonome e di errori di calcolo sul terreno».

Anche la presenza eritrea continua a essere segnalata. «Si vedono veicoli con targhe eritree e soldati in uniforme – riferisce un abitante della zona di confine -. Non sembra una presenza temporanea» Durante la guerra 2020-2022, Asmara aveva affiancato Addis Abeba contro le forze tigrine; oggi la diffidenza reciproca appare crescente.

Il quadro geopolitico è ulteriormente complicato dalla guerra nel vicino Sudan e dal coinvolgimento di attori esterni. L’Etiopia intrattiene relazioni strette con gli Emirati Arabi Uniti, mentre l’Eritrea ha sviluppato un’intesa con le autorità sudanesi, trovando punti di convergenza anche con l’Egitto, storico rivale di Addis Abeba nella disputa sulle acque del Nilo. Questa rete di alleanze contrapposte rischia di amplificare eventuali incidenti locali, proiettandoli su una scala regionale e coinvolgendo le potenze interessate alla sicurezza del Mar Rosso.

Nonostante l’Etiopia disponga di una superiore capacità demografica ed economica rispetto all’Eritrea, il timore di nuove sanzioni e la possibile sospensione dei programmi di sostegno del Fondo monetario internazionale rappresentano, per ora, un freno a un’escalation su vasta scala. Tuttavia, la fragilità istituzionale e la polarizzazione politica rendono lo scenario altamente imprevedibile.

In Tigray, però, la paura è già realtà quotidiana. «La gente limita gli spostamenti, fa scorte di cibo, cerca di mettere da parte contanti – conclude una fonte -. Nessuno vuole rivivere quello che è successo. Ma tutti temono che la guerra sia di nuovo vicina».

Condividi

Altre letture correlate: