Uganda, scoppia il caso dei rimpatri forzati dagli Usa

di claudia

L’arrivo in Uganda di persone deportate dagli Stati Uniti ha innescato una dura reazione da parte della magistratura e delle organizzazioni per i diritti umani,che denunciano una violazione del diritto internazionale. Secondo attivisti e legali, il caso rischia di aprire un precedente pericoloso, trasformando il Paese in una possibile destinazione per espulsioni forzate decise da altri Stati.

Nel dettaglio, dodici persone sono state trasferite ieri all’aeroporto internazionale di Entebbe a bordo di un volo privato, in quello che viene indicato come il primo caso confermato di deportazioni verso l’Uganda nell’ambito delle nuove politiche migratorie statunitensi. Secondo la magistratura e le organizzazioni locali, l’operazione – legata agli accordi tra il governo di Kampala e il presidente Donald Trump – configura una forma di «repressione transnazionale».

Le associazioni legali Uganda Law Society eEast Africa Law Society hanno immediatamente presentato ricorso ai tribunali nazionali e regionali per bloccare quella che considerano una palese violazione del diritto internazionale. Secondo Anthony Asiimwe, vice presidente della Uganda Law Society, il processo di espulsione è stato condotto in modo «indegno e disumano» inserendosi in un più ampio progetto autoritario che colpisce soggetti vulnerabili senza fornire alcuna informazione identificativa sui cittadini coinvolti.

Sebbene non sia stato ufficialmente confermato se l’Uganda abbia ricevuto compensi economici diretti per accettare queste deportazioni da Paesi terzi, l’operazione richiama accordi simili già siglati dagli Stati Uniti con altre nazioni. In contesti analoghi, lo Stato di El Salvador ha ricevuto 5,6 milioni di euro per la gestione dei detenuti espulsi, mentre alla Guinea Equatoriale e all’eSwatini sono stati destinati rispettivamente circa sette milioni di euro e 4,8 milioni di euro.

La vicenda solleva forti preoccupazioni tra gli attivisti, che vedono in queste manovre un precedente pericoloso per la sovranità e il rispetto dei diritti umani nel Paese. Il timore espresso dai legali è che l’Uganda possa trasformarsi in un centro di smistamento per espulsioni forzate, come suggerito dal caso di Garcia, un cittadino già erroneamente deportato nel marzo 2025 e successivamente rientrato negli Stati Uniti solo per affrontare un nuovo iter di rimozione verso lo Stato ugandese.

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