La crisi alimentare in Sud Sudan è destinata ad aggravarsi fino alla fine del 2026 a causa del perdurare dei conflitti, degli shock climatici estremi, del collasso economico e della grave carenza di finanziamenti umanitari. È quanto emerge dall’ultimo rapporto diffuso questa settimana dall’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha).
Secondo il rapporto, il Paese rischia di affrontare una siccità sempre più severa nei prossimi mesi. Le previsioni stagionali della task force nazionale per le alluvioni indicano infatti un’elevata probabilità di precipitazioni inferiori alla media e temperature superiori alla norma durante la stagione delle piogge, compresa tra giugno e settembre.
«I primi effetti sono già visibili», sottolinea l’Ocha, citando i dati dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, secondo cui circa 1.500 persone hanno lasciato le aree intorno a Kapoeta, nello Stato di Equatoria Orientale, dirigendosi verso il Kenya a causa della scarsità d’acqua e del peggioramento delle condizioni di sussistenza.
Pur non escludendo alluvioni localizzate, l’agenzia delle Nazioni Unite avverte che gran parte del Paese sarà esposta a un rischio diffuso di siccità. Le regioni orientali e sud-orientali dovrebbero registrare una grave scarsità d’acqua, un aumento della mortalità del bestiame e un calo della produzione agricola.
«Le prospettive climatiche, unite agli sfollamenti, alle epidemie e alla diminuzione dei finanziamenti umanitari, rischiano di aggravare ulteriormente l’insicurezza alimentare e la malnutrizione, soprattutto nelle aree già più vulnerabili», conclude il rapporto.



