Covid-19 | Camerun: la crisi si aggrava, Biya tace

di Diego Fiore
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Il presidente del Camerun Paul Biya si è trincerato dietro un silenzio che molti giudicano «irresponsabile». Dall’inizio dell’emergenza, fa notare la France Press, non ha ancora pronunciato un discorso alla nazione, nonostante la pandemia progredisca velocemente. Nel Paese si sono registrati già 658 casi e 9 morti, facendo del Camerun il secondo Paese più toccato dell’Africa subsahariana, solo dietro al Sudafrica.

Eppure, in 37 anni di potere, Paul Biya – che ha compiuto 87 anni lo scorso febbraio – ha visto passare molte crisi, le più recenti contro Boko Haram e contro i ribelli separatisti anglofoni, intervenendo in ognuna di queste. «Contrariamente alla maggior parte dei presidenti del mondo, il capo dello Stato non ha pronunciato nessun discorso alla televisione», fa notare Stéphane Akoa, politologo e ricercatore della Fondazione Paul Ango Ela. Dopo un incontro con l’ambasciatore americano fotografato l’11 marzo e un messaggio scritto pubblicato sei giorni più tardi su Facebook nel quale invitava i camerunesi a «rispettare» le misure prese per la lotta contro l’epidemia… più niente. Paul Ango Ela ammette che le dichiarazioni pubbliche del presidente sono sempre state rare – tre o quattro volte l’anno –, «ma in un contesto come questo, le sue parole sarebbero importanti». I camerunesi, insomma, sono abituati alle lunghe assenze di Biya, principalmente a causa delle cattive condizioni di salute.

Il silenzio di Biya ha scatenato gli internauti, che sono arrivati a insinuare che il presidente fosse morto, tanto da costringere il ministro della Comunicazione René Emmanuel Sadi a intervenire, spiegando che il presidente sta svolgendo normalmente le sue attività. L’opposizione e il rivale di Biya alle presidenziali, Maurice Kamto, attraverso un comunicato hanno sottolineato che il silenzio del presidente non è solo «irresponsabile, diventa criminale», invitandolo a parlare alla nazione entro sette giorni. A Kamto ha risposto su Twitter Grégoire Owano, uno dei responsabili del partito presidenziale: «È vergognoso che utilizzi il coronavirus come munizione politica». I sette giorni sono scaduti, il silenzio del presidente prosegue, alimentando le critiche sulla gestione della crisi da parte delle autorità governative.

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