Costa d’Avorio, la gerontocrazia al potere

di Diego Fiore
Ouattara
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Il presidente della Costa d’Avorio Alassane Ouattara è a un bivio: candidarsi alle prossime presidenziali del 31 ottobre o mantenere la linea adottata qualche mese fa, cioè affidare il comando a un altro candidato del suo partito. Il primo è uno scenario possibile. Il secondo molto improbabile, a meno di colpi di teatro ai quali Ouattara ha abituato il suo elettorato. Dopo la morte del primo ministro Amadou Gon Coulibaly, da lui designato come successore alla guida del Paese, lo scenario politico si è complicato ulteriormente. Il partito di maggioranza, il Rassemblement des Houphouëtistes pour la démocratie et la paix (Rhdp), sta facendo pressioni perché Ouattara continui a tenere in mano le redini del paese. Che la scelta sia quasi obbligata deriva dal fatto che il suo principale oppositore, Henri Konan Bédié, ottantaseienne, ha annunciato la sua candidatura. I due non si amano e la sfida potrebbe allettare l’attuale presidente. La decisione di Ouattara, 78 anni, di non ricandidarsi trovava ragione proprio nel rinnovo della classe dirigente: con la candidatura di Bédié tutto ciò potrebbe cadere.

I giorni dell’attesa

Altra incognita sullo scenario politico del Paese è rappresentata dal Fronte Popolare di Laurent Gbagbo. Un suo rientro nel Paese potrebbe sparigliare, ancora di più, le carte del gioco politico. A tutto ciò si aggiunge un’altra incognita: l’emergenza sanitaria per la pandemia da coronavirus. É possibile che possa essere utilizzata per un rinvio delle elezioni, visto che il Rhdp non riesce a trovare una quadra su un candidato credibile e forte? Improbabile, a detta di molti analisti. La Costa d’Avorio, dunque, rimane appesa e in attesa di una decisione di Ouattara che, questo è sicuro, non potrà attendere molto. Rimandare vorrebbe dire gettare nell’incertezza l’intero Paese, con conseguenze che non si possono, per ora, prevedere. La pandemia ha rallentato in maniera drastica la crescita economica: da una previsione di crescita del Pil per il 2020 del 7 per cento si è passati a un più 3,5 per cento. Dimezzata, anche se non drammatica come in altri Paesi dell’Africa, comunque significativa perché buona parte della popolazione, quella che vive di lavoro informale, sta patendo pesantemente le conseguenze delle chiusure per arginare il contagio.

L’erede che non c’è

Su questo scenario si è affacciata anche una questione di diritto. L’opposizione ritiene che il presidente non possa candidarsi perché la Costituzione prevede solo due mandati presidenziali. Il partito al governo, invece, ritiene che ciò sia possibile perché la Carta è stata rinnovata nel 2016, quando Ouattara era già al secondo mandato, e quindi il “contatore” si è azzerato. Ciò significherebbe che Ouattara potrebbe ricandidarsi alle prossime elezione e addirittura aspirare a due nuovi mandati. Una controversia in punta di diritto. Di tutto ciò ne abbiamo parlato con l’ambasciatore italiano in Costa d’Avorio, Stefano Lo Savio, che ci ha spiegato: «La ricandidatura di Ouattara potrebbe essere la soluzione più semplice per il partito del presidente». Questo significa che non vi è la possibilità di trovare una candidatura credibile nelle fila dell’Rhdp? «Trovare all’interno del partito un candidato che offra adeguate garanzie sul piano elettorale e che abbia un consenso unanime all’interno del partito è complicato e difficile. Ouattara ha un’influenza che nessun altro riesce ad esercitare. Per questo una sua candidatura è la soluzione più semplice per il partito». Non a caso il segretario esecutivo dell’Rhdp, Adama Bictongo, incontrando i giornalisti ha detto che il partito potrebbe chiedere a Ouattara di rivedere la sua decisione di non ricandidarsi. Un “potrebbe” che con tutta probabilità significa che si chiederà al presidente di ricandidarsi: «È chiaro che il contesto è nuovo ed è evidente che l’analisi fatta a suo tempo dal presidente deve essere rivista. Insomma tutte le opzioni sono sul tavolo».

Groviglio giuridico

Da risolvere, tuttavia, c’è il nodo giuridico e cioè se il presidente attuale può o meno ricandidarsi. “La Costituzione – prosegue l’ambasciatore d’Italia – prevede il limite di due mandati. L’opposizione si aggrappa a questo ed è comprensibile. La maggioranza, invece, sostiene che un terzo mandato sia possibile proprio perché la nuova costituzione del 2016 ha rinnovato l’intera architettura istituzionale del Paese e non può quindi essere considerata, in continuità, con la precedente. Dunque a livello teorico Ouattara si potrebbe candidare per altri due mandati. Credo, tuttavia, che una discussione in punta di diritto serva a poco». Di certo la morte del primo ministro ha, in qualche modo, fragilizzato lo scenario politico. In più il Paese ricorda ancora la crisi del 2010, quando si scatenò una vera e propria guerra civile: ci furono più di 3mila morti. Uno scenario simile o comunque un inasprimento del clima è possibile oggi? «Un evento traumatico come la morte del primo ministro può portare a conseguenze imprevedibili. Tuttavia, questa è una crisi tutta interna al partito di governo. Ci possono essere degli avversari ad approfittare della fragilità istituzionale per mettere in atto un colpo di mano? Difficile che si possa realizzare. Il Fronte popolare non ha la forza e la capacità di mettere in atto uno scenario di questo tipo. Il partito di Bédié, il Pdci, non ha nel dna questo tipo di soluzione. Non vedo soggetti che possano dare una spallata a un’architettura istituzionale seppur fragilizzata. E poi non c’è il contesto internazionale».

Un alibi fragile

La pandemia da coronavirus potrebbe essere utilizzata per un rinvio delle elezioni, venendo così in soccorso del partito di governo? «Non credo. Il rinvio delle elezioni può essere solo una scelta politica, con tutte le conseguenze del caso, ma l’emergenza sanitaria non può giustificare una scelta di questo tipo. La curva epidemica sta scendendo, già da alcune settimane. Non credo ci possa essere un rinvio delle elezioni. La Commissione elettorale indipendente sta lavorando, all’inizio di agosto ci saranno le liste elettorali provvisorie e a settembre quelle definitive». Sciogliere i nodi, dunque, spetta al partito di maggioranza, molto indebolito dalla morte del primo ministro. Debolezza che non può pesare su un Paese che deve tornare a crescere e che ha bisogno solo di stabilità. La Costa d’Avorio non può perdersi in alchimie politiche, sono necessarie soluzioni economiche che possano risollevarla dalla crisi e farla tornare ad essere la locomotiva dell’Africa Occidentale.

(Angelo Ravasi)

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