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Gli ultimi anni sono stati caratterizzati da un intricato labirinto di opinioni e analisi sulla zona Saheliana. Definito talvolta come una āterra di nessunoā e talvolta come il prolifico bordo del deserto, tutti guardano al Sahel con grande interesse. Le rappresentazioni e gli immaginari proiettati su questa particolare zona del mondo lasciano spesso troppo spazio alle interferenze provenienti dalle potenze occidentali, permettendo allāopinione pubblica internazionale di dimenticare che il Sahel resta costituito da una pluralitĆ di Stati indipendenti che curano i propri interessi e condividono problematiche locali.
di Andrea Marco Silvestri
Attualmente sono molte le problematiche che minacciano la stabilitĆ del Sahel: dal terrorismo di matrice jihadista ai numerosi traffici internazionali che, più o meno indisturbati, proseguono senza sosta. Le numerosissime sfaccettature drammatiche per le realtĆ locali coinvolgono ancora: il landgrabbing cinese, lāestrema povertĆ , la desertificazione e un cripto-colonialismo quasi dilagante che permea le relazioni bilaterali con le potenze straniere.
In questo contesto, una questione centrale per interpretare realtĆ complesse e fragili come il āmargine del desertoā e per preservare lāequilibrio della tradizione delle societĆ locali ĆØ quella della transumanza.
La chiave del problema
Lāelemento chiave dellāeconomia tradizionale saheliana risiede in due principali attivitĆ : lāagricoltura e il pastoralismo. Mentre lāagricoltura ĆØ unāattivitĆ stanziale, ben definita e di facile comprensione per lāoccidente, le particolari dinamiche del pastoralismo saheliano ci hanno sempre affascinato con il loro mistero. Col passare del tempo, la situazione non ĆØ cambiata.
I peculiari elementi della transumanza nel Sahel sono la chiave che apre le porte di un mondo dalla storia secolare, la base di un equilibrio potente ma fragile. Oggi i pastori dellāarea sub-sahariana sono minacciati da diversi elementi inediti nella storia della zona: il terrorismo di matrice jihadista, la progressiva desertificazione e la competizione alimentare proveniente dalle importazioni estere. Questi particolari rischi possono sembrare scollegati tra loro ma, secondo una certa analisi, ĆØ facilmente intuibile che non lo siano.
Prendiamo in esempio la societĆ fulana. Lāetnia rappresenta il gruppo umano più grande dedito alla transumanza in Africa, un dato da non sottovalutare per diverse ragioni. Non si tratta infatti di una mera curiositĆ etnografica ma di un elemento di cui prendere nota per lāandamento di dinamiche sociali, migratorie, economiche e securitarie in buona parte della regione.
I pastori transumanti si caratterizzano per una serie di specifici elementi che accomunano i diversi gruppi umani dediti a questa pratica a livello globale quali il bisogno di spostare le mandrie, la scarsitĆ di risorse, il peso commerciale e lāattaccamento agli animali. Per i Fulani in particolare, lāanimale ĆØ sacro, vale più della vita umana.
In Africa Occidentale, la societĆ fulana ĆØ tradizionalmente connotata a livello simbolico da caratteristiche valide ancora oggi. Il pastore fulano ĆØ un simbolo, non solo culturale ma anche economico. Prima dellāattuale assetto globalizzato infatti, i pastori avevano una funzione regolatrice sia a livello ambientale che commerciale. Le grandi cittĆ saheliane come Dakar o Bamako dipendevano pesantemente sugli approvvigionamenti di carne proveniente dalle vaste mandrie di bestiame fulano: ancora oggi, capre, zebù e dromedari sono una fonte di energia e denaro irrinunciabile in un contesto in cui la carne e il latte sono culturalmente visti come lussi temporanei.
Lāarrivo dei fulani nei grandi mercati cittadini era vissuto come una vera e propria festa in tempi passati. Oggi, nelle aree rurali della zona ĆØ ancora cosƬ mentre nelle enormi capitali saheliane, ormai influenzate dal mercato globale, la tensione prende il sopravvento. Lāeconomia della carne fulana sta cambiando, le conseguenze sulla sicurezza sono prossime anche se non sempre direttamente osservabili. La domanda di carne proveniente dal mondo transumante ĆØ sempre alta ma i prezzi, in continua mutazione, non sono proporzionali allo sforzo dei pastori che operano nelle difficoltĆ del deserto, nuovi rischi inclusi.

Una questione di sicurezza
Oltre alle chiare conseguenze sullāeconomia locale, giĆ potenzialmente disastrose per la realtĆ saheliana, vi sono una serie di rischi che spesso passano in secondo piano perchĆ© ritenuti non primari: tra questi vi ĆØ sicuramente il cambiamento climatico visto come pull-factor per le organizzazioni terroristiche locali e transnazionali.
Attorno al commercio della carne e del latte fulano si diramano una serie di equilibri economici e sociali molto fragili ma estremamente importanti per le comunità saheliane, soprattutto a livello rurale. Mentre nelle città il problema cibo si sta gradualmente attenuando, esso è ancora centrale nelle aree di campagna, luoghi in cui il commercio di bestiame tra i fulani e altri gruppi è cruciale per la sopravvivenza. Se la leva economica, e sociale, che i fulani rappresentano venisse improvvisamente meno osserveremmo intere aree impoverirsi, svuotarsi o insorgere. Qui la sicurezza non è più soltanto alimentare ma diventa una questione comunitaria.
Immaginate di essere un pastore fulano, vivete nel deserto buona parte del vostro anno, per tutta la vita. Il vostro status come persona ĆØ connotato dalla grandezza e dal benessere della vostra mandria, formata probabilmente da migliaia di capi di bestiame che dovrete tenere al sicuro nelle difficili condizioni desertiche durante la transumanza. Diventate esperti nel trovare piccole zone fertili in cui nutrire il vostro bestiame, non consumate quasi mai carne perchĆ© il pastore conosce il valore dellāanimale e la grande fatica che comporta crescerlo fino allāetĆ adulta.
Immaginate ora, dopo questa vita fatta di difficoltà , di iniziare a sentire la terra mancarvi sotto i piedi. Il retaggio economico che era la base della vostra comunità sta improvvisamente venendo meno, il mercato è cambiato e i vostri sforzi non sono più ripagati come meritereste
Il deserto con le sue nuove minacce avanza e, in qualche modo, anche la spinta jihadista inizia a sembrare una possibile risposta ai nuovi scenari, incerti e sempre in mutamento.
Il problema del terrorismo nel Sahel ĆØ anche una questione sociale. Una risposta apparentemente logica alle difficoltĆ di una terra quasi dimenticata a livello internazionale, se non per i numerosi interessi commerciali o di sviluppo, troppo spesso connotato da un approccio top-down.
Il futuro di una zona cruciale e delle sue dinamiche uniche versa in condizioni precarie. Un deserto che avanza di āuna Calabria di sabbia allāannoā per citare Aime lascia molti interrogativi aperti. La dinamica jihadista saheliana può essere sconfitta soltanto da un occidente che impari a guardare ai bisogni locali in una nuova ottica. Lāinterrogativo rimane aperto.
(Andrea Marco Silvestri – Amistades)
Foto di apertura: Luis Tato

FONTI:
- Aime, De Giorgio, Il grande gioco del Sahel, Bollati Boringhieri, 2021.


