Le donne saharawi, protagoniste della lotta anticoloniale

di claudia
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I saharawi sono una popolazione originaria del Sahara Occidentale, che da anni combatte una lotta contro la dominazione marocchina, imposta senza il consenso delle Nazioni Unite dopo la decolonizzazione dal dominio spagnolo. I campi profughi del popolo saharawi si trovano nel cuore dell’Algeria, nei pressi di Tindouf, al confine con il Marocco. Il conflitto armato ha avuto però un ruolo centrale nel promuovere spazi di autonomia per le donne saharawi che sono diventate le protagoniste del cambiamento

di Stefano Pellegrini – foto di Bruno Zanzottera


Il conflitto tra il Marocco e il Fronte Polisario affonda le sue radici nella storia coloniale del Sahara Occidentale. Colonia fino al 1884, poi provincia del Regno di Spagna fino al 1975, il Sahara Occidentale rientra tra i territori non autonomi stabiliti dalla IV Commissione dell’Assemblea Generale dell’ONU. All’occupazione della loro terra da parte del Marocco e della Mauritania, i saharawi cercarono invano di resistere con la forza della disperazione di chi si vede sottrarre la propria esistenza.
Conteso fra il movimento nazionalista saharawi, incarnato dal Fronte Polisario, il Regno del Marocco e la Repubblica Islamica di Mauritania, il Sahara Occidentale è stato oggetto di un lungo conflitto conclusosi nel 1991 con la stipulazione di un cessate il fuoco e l’invio di una Missione delle Nazioni Unite (MINURSO). Allo scoppio della guerra, più della metà della popolazione saharawi scappa dal territorio per rifugiarsi nei pressi della città algerina di Tindouf, dove tuttora vivono circa duecentomila persone suddivise fra cinque diversi campi.

Chi sono i saharawi?

I saharawi sono un popolo nomade di rifugiati politici che da oltre quarant’anni vive nel deserto dell’Algeria. La loro origine è riconducibile all’immigrazione degli arabi Maquil provenienti dallo Yemen e dal loro incontro con tribù di nomadi berberi. I saharawi sono musulmani sunniti e parlano la lingua hassaniya, simile al moderno arabo standard.
Il deserto in cui vivono i saharawi è costituito da rocce e scarsa vegetazione: il clima ostile impedisce alle piante di crescere. Nelle loro tende spesso manca l’acqua corrente e l’elettricità, mentre le case più costose, costruite con mattoni di sabbia, rischiano addirittura di crollare nel periodo delle piogge. Tutto ciò fa sì che l’economia della popolazione sia principalmente supportata dagli aiuti umanitari. Nonostante questo, i saharawi rappresentano un esempio per aver trasformato la condizione di esilio in un esperimento di autogestione. L’organizzazione dei campi, la distribuzione degli aiuti, la vita sociale e culturale, le istituzioni, sono nelle mani dei profughi stessi e del Fronte Polisario, il movimento di liberazione nazionale creato nel 1973, che rappresenta il principale interlocutore diplomatico e politico saharawi.
Questa realtà ha permesso alle donne saharawi di trovare maggiori spazi di espressione in ambito pubblico e privato: è proprio nei campi che le donne gestiscono la distribuzione degli aiuti alimentari, dei servizi sanitari e educativi. Le donne saharawi, nei loro abiti variopinti, sono l’anima di questo luogo, la forza politica e decisionale.

L’approccio di genere nei contesti di conflitto

Il genere, inteso come costruzione sociale e culturale che nel corso della storia tutte le società hanno sviluppato per legittimare le differenze tra uomini e donne, è stato incorporato in diverse discipline, compresi gli studi sulla pace e sui conflitti. I conflitti non sono mai neutri dal punto di vista del genere ed è essenziale applicare il genere come metro di analisi per comprendere come le relazioni di potere tra uomini e donne sono definite in contesti di conflitto e post-conflitto e nei processi di pace.
In contesti di guerra, spesso diversi fattori si trasformano in una fonte di empowerment per le donne, che consente loro di compiere attività diverse da quelle tradizionalmente assegnate dalla società.
Da un punto di vista politico, il genere può avere una grande capacità di trasformare la società, acquisendo un importante significato nella risoluzione dei conflitti e nella costruzione della pace. Il genere, dunque, non è solo uno strumento di analisi, ma anche una proposta politica in quanto richiede un impegno a favore della costruzione di relazioni eque e giuste.

Il caso delle donne saharawi è esemplificativo delle trasformazioni nei ruoli di genere dall’istituzione dei campi in Algeria. Le donne saharawi hanno vissuto un cambiamento importante nei ruoli svolti all’interno di una società nomade tradizionale. Mentre gli uomini erano in guerra, le donne erano incaricate della creazione e dell’organizzazione dei campi, della fondazione di scuole, asili nido e centri sanitari. Questa evoluzione ha permesso loro di acquisire potere decisionale politico-sociale all’interno del progetto politico per la liberazione e l’indipendenza del Sahara occidentale. Le donne saharawi sono state protagoniste di un processo di empowerment collettivo che sfugge al paradigma generale delle differenze di genere e che restituisce alle donne nuovi ruoli da svolgere.

Il ruolo della donna saharawi

Sin dall’inizio del processo rivoluzionario nel 1973, la presenza della donna saharawi ha assunto un ruolo centrale nella lotta anticoloniale. La guerra e poi l’esilio hanno richiesto che le donne prendessero in mano l’amministrazione dei campi, assumendo ruoli e responsabilità sempre più importanti. La guerra ha trasformato la vita delle donne saharawi, dando loro maggiore autonomia e trasformando l’immagine della donna e la sua (auto)rappresentazione.
Durante i 40 anni di durata del conflitto, il popolo saharawi ha creato strutture politiche, economiche e sociali con una specifica configurazione amministrativa. Le donne sono state le protagoniste nella creazione di queste strutture che hanno risposto i bisogni della popolazione e sostenuto la società saharawi. Questa partecipazione attiva delle donne durante tutto il processo ha influenzato il ruolo che le donne hanno avuto nella vita politica, dove hanno iniziato a ricoprire posizioni di responsabilità pubblica e a far parte delle strutture politiche e amministrative create nei campi.

L’importanza dell’Unione nazionale delle donne saharawi (UNMS), creata nel 1974, è significativa nel rendere visibile la partecipazione delle donne nella società saharawi. L’UNMS è collegata al Fronte Polisario e la sua attività principale si svolge nei campi. Il risultato del loro lavoro è stata la presenza delle donne nelle strutture organiche del Fronte Polisario: ci sono donne nella segreteria nazionale del Fronte Polisario e diversi ministri nel governo. Un risultato importante dell’UNMS è stata la creazione di un crescente movimento femminista musulmano, con sfumature diverse rispetto alle correnti femministe occidentali, che combatte per l’uguaglianza sostanziale, non solo formale, di uomini e donne.
L’Unione delle donne saharawi sta giocando un ruolo importante nel promuovere la partecipazione delle donne in diversi spazi politici, socioculturali e professionali con l’obiettivo che le donne partecipino al processo decisionale e alla costruzione di una società democratica con pari opportunità. Un’altra caratteristica distintiva di questa organizzazione e delle donne saharawi è stata la loro capacità di diffondere il loro progetto di mantenimento della pace a livello internazionale.

Conclusione


Nonostante le dure condizioni di vita, negli ultimi quarant’anni il popolo saharawi è riuscito a organizzare la propria vita politica, economica e sociale anche in esilio. Le donne hanno avuto un ruolo centrale per l’allestimento e l’organizzazione dei campi, in particolare nella fondazione di scuole, asili nido e centri sanitari, che ha permesso loro di inserirsi nel progetto politico per la liberazione e l’indipendenza del Sahara occidentale.
Riconsiderare il genere in contesti conflittuali e post-bellici, come nel caso delle donne saharawi, significa non ridurre il ruolo delle donne a quello di vittime ma concepirle come protagoniste. In questo senso, le donne saharawi si collocano come soggetti politici capaci di progettare strategie di resistenza pacifica nei diversi periodi e momenti del conflitto, nonostante la continua oppressione ed esclusione che continuano a subire.

(Stefano Pellegrini – Amistades)

SITOGRAFIA
https://www.unhcr.org/news/latest/2016/4/572069246/sahrawi-women-behind-wheel-new-driving-school.html
https://www.theguardian.com/world/2013/jul/16/women-western-sahara-independence-morroco
https://www.lemonde.fr/afrique/article/2009/08/01/au-sahara-occidental-les-femmes-affichent-avec-fierte-leur-grande-liberte_1224889_3212.html
https://www.ritimo.org/Feminismo-y-libertad-la-lucha-de-las-mujeres-saharauis
https://lospiegone.com/2016/11/29/la-battaglia-senza-fine-del-popolo-saharawi/

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