In una rilevante svolta istituzionale, il parlamento del Camerun ha approvato a larga maggioranza una riforma della Costituzione per reintrodurre la figura del vicepresidente. Questa mossa semplifica la successione al potere del presidente Paul Biya, oggi 93enne.
La decisione è giunta nel fine settimana durante una sessione congiunta di assemblea nazionale e senato, con 200 voti favorevoli e appena 18 contrari. Secondo il nuovo testo legislativo, il vicepresidente sarà nominato direttamente dal capo dello Stato e assumerà le funzioni presidenziali in caso di morte, dimissioni o impedimento del del presidente in carica, restando al potere per il resto del mandato di sette anni.
L’iniziativa legislativa giunge in un momento delicato per lo Stato africano, guidato da Biya dal 1982. Il governo ha difeso la riforma descrivendola come uno strumento necessario per salvaguardare la stabilità e la continuità delle istituzioni in caso di improvvisa vacanza del potere. L’opposizione e diverse organizzazioni della società civile hanno invece duramente criticato il provvedimento, interpretandolo come un tentativo di consolidare ulteriormente il controllo dell’esecutivo e di gestire una successione dinastica o interna al partito dominante, senza passare per una legittimazione elettorale immediata.
La riforma rappresenta la prima revisione costituzionale di rilievo dal 2008, anno in cui furono eliminati i limiti ai mandati presidenziali. In base alle nuove norme, sebbene il vicepresidente possa subentrare al presidente della Repubblica, non avrà il potere di modificare la Costituzione né potrà candidarsi alle elezioni successive al suo mandato ad interim.



