Bouteflika licenzia il capo staff elettorale e torna in patria

di Marco Simoncelli

Ieri il Presidente dell’Algeria, Abdelaziz Bouteflika, ha rimosso a sorpresa il capo della sua campagna elettorale, l’ex premier Abdelmalek Sellal che aveva già gestito per lui il voto del 2004, 2009 e 2014. Non è stata data alcuna motivazione per la sostituzione, ma è probabile che sia legata all’inedita e decisa contestazione popolare che sta vivendo il Capo di Stato dopo l’annuncio della sua candidatura a un quinto mandato.

Ieri era anche il giorno dell’82esimo compleanno dell’anziano Presidente, ininterrottamente alla guida del paese dal 1999, il quale in serata ha lasciato l’Ospedale universitario di Ginevra, in Svizzera, per tornare in patria a depositare la candidatura per le elezioni presidenziali che si svolgeranno il prossimo 18 aprile. Oggi è infatti il termine ultimo per la presentazione delle candidature e i candidati devono allegare nella domanda anche una cartella clinica che attesti l’idoneità all’esercizio delle funzioni.

Sempre oggi, secondo fonti citate da diverse agenzie, il Presidente algerino dovrebbe effettuare un rimpasto di governo, dopo il licenziamento di Sellal, che è stato sostituito con il ministro dei Trasporti Abdelghani Zalene.

Da diversi giorni ad Algeri e molte città del paese si sono tenute imponenti manifestazioni di protesta contro l’ipotesi di un quinto mandato al potere per il presidente uscente. Venerdì nella capitale Algeri si sono verificati anche scontri con le forze di polizia, intervenute per evitare che i dimostranti si dirigessero verso la sede della presidenza e quella dell’Assemblea popolare nazionale (Apn). Nei disordini, come annunciato stamane dal ministro dell’Interno Noureddine Bedoui, ha perso la vita un manifestante e ci sono stati centinaia di feriti sia tra i manifestanti che tra la polizia. La persona morta nelle proteste è, tra l’altro, Hacen Benkhedda, figlio di Benyoucef Benkhedda, secondo presidente del governo provvisorio della Repubblica algerina.

Sempre venerdì per la prima volta la TV di stato ha aperto il suo tg con immagini delle migliaia di persone scese in strada ad Algeri, spiegando che la folla chiedeva “un cambiamento pacifico” ed evocando “scontri” che hanno costretto le forze dell’ordine a usare gas lacrimogeni.

Come racconta bene Le Monde nel suo editoriale di ieri, il vecchio governo si è sempre riparato dietro alla minaccia del possibile caos, portando gli esempi di Siria e Libia, e anche dietro all’idea di un possibile ritorno agli anni del terrorismo. Ma i giovani, che rappresentano la maggior parte dell’elettorato, sembrano averne abbastanza dell’immobilismo del paese e non hanno mai vissuto “il decennio nero” degli anni 90.

Bouteflika, infatti, da tempo non è in buone condizioni di salute. Ha trascorso gli ultimi mesi ricoverato all’estero per riprendersi dalle conseguenze di un ictus che lo ha colpito nel 2013, ma sembra tuttavia non voler cedere, supportato dall’élite politica che è al potere assieme a lui da lunga data.

In tutto questo l’Opposizione resta disorganizzata e al momento non riesce a individuare un candidato di rilievo. Resta in forse Ali Benflis, ex premier sotto lo stesso Bouteflika, che nel frattempo ha appoggiato le proteste popolari. Idem per l’ex generale Ali Ghediri, che ha intanto diffuso la propria dichiarazione di buona salute, e per Abderrazak Makri, del partito islamista MSP. Passo inusuale per il piccolo Partito dei lavoratori (PT), formazione di estrema sinistra, che ha annunciato il boicottaggio delle presidenziali: non presenterà candidati, solidarizzando con i movimenti popolari di protesta.

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