Un nuovo blocco del petrolio in Libia fa temere per la sicurezza energetica del Paese

di Tommaso Meo
barili di petrolio

I guai del giacimento petrolifero di Sharara sta mettendo in luce i rischi per la sicurezza energetica che interessano tutte le infrastrutture petrolifere della Libia. A sottolinearlo, in un’analisi pubblicata questa settimana, è il portale di informazione specializzata Libya Economic Review, dopo il drastico calo della produzione subito dal sito. Questa diminuzione è stata provocato dall’azione di un gruppo armato locale che ha chiuso una valvola dell’oleodotto che trasporta il greggio verso Zawiya, creando una nuova minaccia per le esportazioni petrolifere, le operazioni di raffinazione e le entrate dello Stato.

La National Oil Corporation (Noc) ha spiegato che l’incidente è avvenuto il 21 settembre e ha riguardato la valvola 7 dell’oleodotto di Sharara. Reuters ha scritto che la chiusura ha ridotto la produzione di circa 200.000 barili al giorno (bpd), con un calo a circa 100.000–105.000 bpd, secondo gli ingegneri presenti sul campo.

La Noc ha fatto sapere, inoltre, che i propri team tecnici non sono riusciti a raggiungere l’area intorno alle valvole 6 e 7, e che la Guardia delle strutture petrolifere del sud-ovest della Libia non ha risposto alla richiesta di mettere in sicurezza l’oleodotto. La società ha avvertito che, se le valvole dovessero rimanere chiuse, Sharara potrebbe alla fine cessare del tutto la produzione. Ciò bloccherebbe anche il trasporto e l’esportazione del suo greggio e potrebbe costringere la raffineria di Zawiya a chiudere.

«L’incidente – osserva l’autrice dell’articolo, Safiyah Nassif – giunge in un momento difficile per il settore petrolifero libico. Secondo la Noc, ad agosto Sharara aveva raggiunto circa 335.000 barili al giorno, con l’obiettivo di arrivare a circa 355.000 bpd entro la metà del 2027. La perdita immediata di circa 200.000 barili al giorno è significativa, ma il rischio maggiore risiede in ciò che accadrà se l’oleodotto dovesse rimanere chiuso».

Sharara è gestito da Akakus Oil Operations e collega la produzione nel sud-ovest della Libia all’area di Zawiya, sulla costa mediterranea. L’oleodotto funge quindi da collegamento fondamentale tra uno dei più grandi giacimenti produttivi della Libia e le infrastrutture utilizzate per la gestione del greggio e dei prodotti petroliferi raffinati.

Una chiusura prolungata finirebbe per bloccare la produzione, il trasporto e le esportazioni da Sharara. La possibile chiusura della raffineria di Zawiya costringerebbe la Libia a importare molto più carburante dall’estero per rispondere alla domanda interna.

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