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Edizione del 02/10/2026

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Rivista Africa
La rivista del continente vero
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AFRICA

AFRICA

    CONTINENTE VERO

    Africa: il boom del fotovoltaico, tra risultati acquisiti e sfide aperte

    di AFRICA 21 Ottobre 2018
    Scritto da AFRICA

    L’Onu punta a garantire l’accesso all’elettricità a tutti nel mondo entro il 2030. Una sfida difficile, ma non impossibile, per l’Africa. Dove piccoli impianti solari installati sui tetti delle case stanno già cambiando la vita di decine di milioni di persone.

    Fino a pochi anni fa, per illuminare una casa o un negozio l’unica opzione, per oltre un miliardo di persone, erano i lumini a kerosene. Luce pessima, cattivo odore, rischi di incendio. Il cellulare, ormai un bisogno primario, veniva ricaricato nei pochi punti con accesso all’elettricità: un ristorante con un generatore, la batteria di un’auto che tornava la sera al villaggio, un barbiere coi pannelli solari. Ancora nel 2010 i prezzi del fotovoltaico erano proibitivi, circa 5000 euro per kW. Oggi, meno di 500. L’impressionante riduzione è dovuta ai massicci investimenti che hanno fatto seguito ai programmi d’incentivazione delle fonti rinnovabili di alcuni Paesi, primi tra tutti Germania e Italia.

    Alla portata di tanti

    Nessuno ha mai guardato ai più poveri come a un’opportunità di mercato, tanto meno in campo energetico. Gli Obiettivi di sviluppo del millennio delle Nazioni Unite (2000-15) parlavano di fame, malattia, educazione, eguaglianza di genere. Non di energia. Né, del resto, esistevano soluzioni commerciali per le zone remote del pianeta. Oggi, è una tecnologia che si trova in un’infinità di prodotti e soluzioni. Torce e piccoli apparecchi solari del costo di meno di 10 euro, quando, tra kerosene e ricariche, una famiglia rurale spendeva sui cinque euro al mese. Piccoli impianti fotovoltaici da installare sul tetto, di taglia tra i 5 e i 200 watt, spesso acquistabili tramite finanziamenti di società specializzate nella fornitura di servizi elettrici decentrati. Le offerte pay-as-you-go, disponibili in molti Paesi, consistono in una bolletta mensile fissa, solitamente per tre anni, prima di riscattare l’impianto. La bolletta dipende dalla taglia dell’impianto e si paga con un sms.

    La sola società Zola installa mensilmente oltre 50.000 impianti solari in Tanzania e assume circa 40 nuovi addetti al mese. Nei suoi magazzini arrivano i vecchi prodotti difettati per essere smantellati e riassemblati per le nuove installazioni. Davanti ai cancelli c’è il viavai continuo delle motociclette degli installatori che partono per un nuovo cliente.

    “Mini-grid”

    Il recente rapporto della Banca Mondiale stima in 130 milioni i piccoli pannelli e lampade solari venduti nel mondo, in grado di fornire il primo accesso a una forma moderna di energia. Solo un terzo proviene da società in grado di certificare la qualità del prodotto, gli altri impianti sono per lo più assemblati da tecnici locali, a volte improvvisati.

    100 watt di pannelli con adeguata batteria e inverter sono in grado di fornire 300-400 Wh al giorno, solitamente usati per l’illuminazione, la ricarica del cellulare, la radio, un paio d’ore di televisione. Il costo dell’impianto si aggira attorno ai 150-200 euro. Corrispondono a 100-150 kWh/anno. La media delle utenze domestiche collegate alla rete nazionale in Africa è di circa 300 kWh/anno; in Italia, per confronto, circa 2700.

    Un impianto solare decentrato è in grado di far fronte ai consumi di una famiglia e non ha bisogno di grandi infrastrutture. Il fotovoltaico la fa da padrona anche nelle soluzioni di mini-grid: piccole reti per poche centinaia di utenze, scollegate dalle reti nazionali, adatte ai villaggi remoti. In questo caso, un impianto centrale, solitamente di pochi kW (tra i 5 e i 100), fornisce un villaggio e una comunità. L’Agenzia internazionale per l’energia stima che al 2030, se si vuole raggiungere l’obiettivo di accesso universale all’energia, circa metà della popolazione ancora priva di servizio elettrico – un miliardo di persone circa – dovrà essere collegata a mini-grid, il 30% sarà servita da impianti decentrati e solo la quota restante si avvarrà dell’estensione della rete elettrica.

    Ma serve anche potenza

    L’accesso universale all’energia elettrica non è obiettivo banale. L’estensione della rete fino alle utenze decentrate rischia di risultare un onere eccessivo per le imprese elettriche dei Paesi in via di sviluppo, già alle prese con le sfide della sostenibilità economica e dell’affidabilità del servizio già esistente. Per contro, i servizi decentrati potrebbero rivelarsi non sufficienti a innescare lo sviluppo. Alcuni studi recenti sottolineano come, dopo alcuni anni di esperienza, non sia visibile un miglioramento negli indicatori di sviluppo.

    Forse la questione è mal posta, dal momento che non esiste una definizione univoca di accesso all’energia. Questa è, inevitabilmente, in relazione ai bisogni. In una casa, i bisogni primario di elettricità sono l’illuminazione e la comunicazione (il cellulare), che richiedono pochi Wh al giorno. Un altro livello di bisogno è la cucina elettrica, dal momento che non esiste una rete di gas naturale. Ma qui serve un impianto molto potente, dai costi non sostenibili individualmente. Anche una minirete fatica a sostenere i carichi fondamentali per la vita di un villaggio. Per esempio, difficilmente riuscirà ad alimentare le macine per i cereali nel giorno di mercato. La rete elettrica, distribuendo i carichi su un intero Paese, non ha questo problema.

    L’energia è come la vita

    C’è anche da considerare come le tecnologie per gli usi finali siano state fino ad oggi sviluppate per allacciarsi alla rete nazionale, non ai piccoli impianti solari. I led per l’illuminazione hanno permesso l’accesso al servizio luce tanto quanto gli sviluppi tecnologici e il calo dei costi del fotovoltaico. La lampadina a incandescenza non avrebbe mai potuto funzionare con il solare. Molti altri apparecchi, però, non sono ancora funzionali a impianti di potenza limitata. Un mulino per cereali diesel costa circa 700 euro, uno elettrico circa 1000: molto più economico, ma richiede circa 30 kW per la messa in moto. Nuovi modelli, che impiegano 3 kW, costano tre volte tanto e impiegano molto più tempo, e questo non si sposa con le abitudini degli utenti, che vanno alla macina il giorno del mercato per poi tornarsene a casa con la loro farina.

    Proprio perché l’energia è connessa con ogni aspetto della vita umana, le soluzioni sono complesse come la vita stessa. Fra tante parole rimangono i fatti. Pochi anni fa, le case rurali africane erano abitate da lumini a kerosene, e qua e là il silenzio della notte era interrotto dal rumore di generatori diesel. Oggi, anche negli angoli più remoti, i villaggi sono popolati dalle luci di tanti piccoli impianti fotovoltaici, e di sicuro i pannelli, come i panni stesi al sole nei villaggi e nelle città di tutta l’Africa, rappresentano un messaggio bellissimo per un continente in piena evoluzione.

    (Matteo Leonardi – foto di Marco Garofalo)

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    21 Ottobre 2018 0 commentI
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