A Bamako sfilano i mezzi blindati ma bruciano le autocisterne

di claudia

Mentre ieri centinaia di mezzi blindati e di attrezzature da guerra sfilavano per il centro di Bamako in occasione del 65esimo anniversario dell’Indipendenza della Repubblica del Mali alla periferia della stessa capitale maliana diverse autocisterne cariche di carburante venivano date alle fiamme da parte di alcuni uomini armati legati al Jnim.

Quella degli attacchi alla logistica energetica è una nuova strategia messa in campo dagli islamisti del Gruppo di sostegno all’Islam e ai musulmani, attuata nelle ultime settimane lungo l’asse viario che, attraversando la regione di Kayes, collega Bamako con il porto di Dakar, in Senegal. Gli islamisti attaccano con ordigni improvvisati e armi in pugno i convogli e danno fuoco alle autocisterne e l’obiettivo, dichiarato, è piuttosto chiaro: mettere in ginocchio l’approvvigionamento energetico, militare e civile, del Mali. Fino ad ora, questo genere di attacchi si era visto solo nella regione di Kayes, lontano dalla capitale, ma ieri il Jnim ha voluto celebrare anch’esso l’Indipendenza, proprio mentre la giunta militare mostrava tutti i suoi muscoli al pubblico.

Tra domenica e lunedì il cielo di Bamako è stato illuminato da una prima parata, spettacolare, quella dei droni cinesi che hanno colorato il cielo con le tinte nazionali: i droni, lanciati dal Centro congressi internazionale di Bamako subito dopo che la tv nazionale ha trasmesso il discorso di Assimi Goita, hanno disegnato in cielo i ritratti del capo dello Stato e delle principali figure della giunta militare, gli “eroi” del Mali moderno, oltre a equipaggiamenti militari e al patrimonio secolare del Mali, come la Moschea di Djenné e la Tomba di Askia. Ieri, nella parata, sono stati fatti sfilare le nuove batterie di artiglieria cinesi e i nuovi veicoli trasporto truppe blindati Cs/Vp14 e veicoli di supporto antincendio Vn22, tutta roba acquistata dalla Norinco con un contratto firmato un anno fa, a settembre 2024. Ma non solo: lo shopping militare cinese della giunta al potere a Bamako è stato (quasi) tutto messo in mostra, con i veicoli multiruolo ruotati Dongfeng Eq2050 ad aprire la strada agli obici da 122mm montati su camion Cs/Sh1.

In cielo, l’aeronautica maliana ha volato in formazione con gli aerei Sukhoi forniti dalla Russia. L’industria della difesa russa era anch’essa presente con le sue forniture, con gli elicotteri da combattimento e da trasporto truppe Mil, l’artiglieria pesante con gli S24 Tyulpan e i 2S7M Malka, i camion Kamaz con ancora la Z dipinta sulle fiancate (un segno che indica la possibile provenienza dal fronte ucraino), i carri armati da combattimento T-72B3, i blindati Spartak e tanto altro ancora.

Tuttavia, dicevamo, proprio mentre Bamako mostrava i suoi muscoli gli uomini agli ordini dello “sceicco” Iyadh ag Ghali, il ricercato numero uno nel Paese, davano alle fiamme diversi camion a pochi chilometri di distanza. Online, l’affronto del Jnim è stato persino più sfacciato: sui canali social del gruppo è stato pubblicato un video che mostrava numerosi soldati maliani e burkinabé prigionieri, alcuni rapiti più di due anni fa, che rivolgendosi in camera chiedevano alle giunte di Bamako e Ouagadougou di negoziare il loro rilascio. Come evidenzia Rfi, da giugno questo è almeno il terzo video di propaganda di questo tipo diffuso da Jnim, che continua a imporre il blocco delle regioni di Kayes e Nioro nel Sahel.

La guerra è sul campo, tra le propagande e nella percezione del pubblico e di tutti i maliani.

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