Mozambico, riparte la fuga da Cabo Delgado: oltre 7.000 nuovi profughi in un mese

di Tommaso Meo

Più di 7.000 persone sono state costrette ad abbandonare le proprie abitazioni nella provincia di Cabo Delgado, nel nord del Mozambico, tra il 21 settembre e il 27 ottobre 2026, a causa di nuovi attacchi e del timore di violenze da parte di gruppi armati. Secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), che ha diffuso questi dati, dei 7.029, sfollati nell’ultimo mese, quasi l’80% sono donne e bambini.

La nuova ondata di sfollamenti aggrava la crisi umanitaria nella provincia, teatro dal 2017 di un’insurrezione jihadista che ha provocato migliaia di morti e costretto centinaia di migliaia di persone a lasciare le proprie case.

Secondo l’Oim, molte delle famiglie coinvolte negli ultimi episodi di violenza erano già state sfollate in passato. Tra le persone costrette alla fuga ci sono donne incinte, anziani, persone con disabilità e minori non accompagnati.

La responsabile dell’Oim in Mozambico, Dana Graber Ladek, ha avvertito che i nuovi arrivi stanno aumentando la pressione sulle comunità che ospitano da anni le persone in fuga dal conflitto. «Queste comunità hanno bisogno di aiuti alimentari, alloggi e assistenza sanitaria. Senza un sostegno tempestivo, le condizioni di vita delle famiglie sfollate e di quelle che le accolgono potrebbero peggiorare sensibilmente», ha dichiarato.

In base ai dati dell’organizzazione, a ottobre 2026 oltre 205.000 sfollati vivevano in 84 siti di accoglienza nella provincia di Cabo Delgado. Più della metà delle persone ospitate erano bambini.

Il bisogno più urgente segnalato dalle famiglie recentemente sfollate è quello alimentare, seguito dalla disponibilità di alloggi e dall’accesso alle cure sanitarie. La maggior parte delle persone in fuga trova ospitalità presso le comunità locali, che devono far fronte a una crescente domanda di risorse e servizi già limitati.

Cabo Delgado è interessata da quasi dieci anni da un’insurrezione condotta da gruppi jihadisti legati allo Stato islamico, responsabili di attacchi contro villaggi, forze di sicurezza e infrastrutture. Per contrastare i gruppi armati sono intervenute, oltre alle forze mozambicane, anche truppe del Rwanda e della Comunità di sviluppo dell’Africa australe (Sadc).

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