Il Burkina Faso scommette sul vino

di Valentina Milani

Il Burkina Faso vuole farsi spazio nel mondo del vino. In un Paese dove la coltivazione della vite è ancora in fase sperimentale e le bottiglie arrivano soprattutto dall’estero, il governo ha deciso di investire nella nascita di una filiera vinicola nazionale. Il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto che istituisce la Société viticole du Burkina (Sovib), una società a capitale misto pubblico-privato incaricata di trasformare l’uva coltivata localmente e gettare le basi di una produzione vinicola burkinabé.

La nuova società partirà con un capitale di un miliardo di franchi Cfa, pari a circa 1,7 milioni di dollari. Lo Stato deterrà il 45% delle quote, la società Brafaso il 10% e gli investitori privati nazionali il restante 45%.

Il cuore del progetto sarà a Bobo-Dioulasso, seconda città del Paese e importante polo economico, dove è prevista la costruzione di uno stabilimento per la lavorazione dell’uva. L’investimento stimato è di 9,8 miliardi di franchi Cfa, circa 16,75 milioni di dollari. Restano però ancora da chiarire alcuni aspetti fondamentali: non sono stati comunicati né la capacità produttiva dell’impianto, né i tempi di realizzazione, né le modalità con cui verrà finanziato.

L’ambizione è quella di costruire un’alternativa alle importazioni, che oggi soddisfano gran parte della domanda interna. Secondo i dati di Trade Map, tra il 2021 e il 2025 il Burkina Faso ha importato mediamente 13.780 tonnellate di vino e mosto d’uva all’anno, per un valore di 4,32 milioni di dollari. Il picco è stato raggiunto nel 2022, con 16.000 tonnellate importate per 6,1 milioni di dollari. Nel 2025 la Francia è stata il principale fornitore in termini di valore, con esportazioni verso il Burkina Faso per 1,8 milioni di dollari, seguita dal Togo (1,3 milioni) e dalla Spagna (578.000 dollari).

Ma prima ancora di produrre vino su scala industriale, il Burkina Faso deve affrontare una sfida decisiva: capire se e come la vite possa prosperare nelle condizioni climatiche del Paese.

Le prime sperimentazioni sono già in corso. A Bega, nel comune di Bagré, un vigneto di quattro ettari ospita 17.496 piante appartenenti a dodici varietà differenti. L’obiettivo è ampliare progressivamente la superficie coltivata fino a dieci ettari, valutando quali vitigni si adattino meglio al territorio.

Un secondo progetto sperimentale interessa mezzo ettaro di terreno presso la Scuola nazionale di formazione agricola di Matourkou, nei pressi di Bobo-Dioulasso.

Si tratta, per il momento, di esperienze ancora limitate, pensate soprattutto per individuare le condizioni più favorevoli alla viticoltura. Le superfici coltivate restano infatti troppo modeste per garantire, da sole, l’approvvigionamento di un futuro stabilimento industriale.

La scommessa del governo è dunque duplice: sviluppare una coltura ancora poco diffusa nel Paese e trasformarla in un’attività economica capace di sostituire almeno una parte delle importazioni. Tra i filari sperimentali e una vera industria del vino, tuttavia, la strada è ancora lunga.

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