Il Prosecco alla conquista dell’Africa

di Tommaso Meo

Le esportazioni di Prosecco verso l’Africa sono in forte ascesa. Un mercato giovane e in pieno sviluppo sta aprendo nuove opportunità per il vino italiano, sempre più apprezzato dalla crescente classe media locale. In questo scenario, le cantine di Astoria Wines sono in prima linea, guidando l’espansione delle bollicine venete nel continente

di Tommaso Meo

Situate tra Conegliano e Valdobbiadene, nella ricca provincia di Treviso, le storiche colline del Prosecco guardano all’Africa come a una boccata d’aria fresca in un momento complicato per il comparto vitivinicolo nazionale. Il mercato del vino italiano – il cui export è trainato proprio dalle bollicine venete – sta attraversando una fase di trasformazione profonda, complici sia gli indici di consumo al ribasso sia le incertezze legate alle politiche protezionistiche internazionali. Nella geografia dei calici, il continente africano sta così passando da scenario di nicchia a direttrice strategica fondamentale per la diversificazione di un settore che fattura 14 miliardi di euro l’anno. In un contesto globale dove i mercati storici come Usa e Germania mostrano segni di saturazione, le esportazioni verso l’Africa subsahariana hanno registrato una crescita media del 18% nell’ultimo biennio.

Al centro di questa espansione non c’è solo un prodotto, ma un intero immaginario legato al lifestyle italiano, con il Prosecco che, nelle sue declinazioni Doc e Docg, guida la carica. Dall’anno scorso, inoltre, il brand è ancora più tutelato: nel 2025 è stata infatti ufficializzata la protezione del nome “Prosecco” in Kenya e in 17 Paesi dell’Oapi (Organizzazione africana della proprietà intellettuale). Un successo che, a detta degli operatori, servirà a ripulire i mercati locali dalle imitazioni, aumentando la fiducia degli acquirenti verso l’originale Made in Italy.

In pieno sviluppo

«I recenti riconoscimenti saranno strumenti utili per valutare future azioni, mirando sempre ad aumentare i flussi anche verso questi nuovi scenari emergenti», ha commentato il presidente del Consorzio Prosecco Doc, Giancarlo Guidolin. Il continente africano è oggi ancora marginale in termini di volumi (0,2%), ma per molti esperti presenta un potenziale tale da renderlo un mercato chiave per lo sviluppo a lungo termine. Sempre secondo Guidolin, l’attenzione dei produttori è attualmente concentrata su aree «ad alto valore strategico», ovvero a forte vocazione turistica e con prospettive economiche particolarmente dinamiche: una definizione che comprende anche l’Africa. A spingere queste previsioni sono i numeri di un continente in piena ebollizione demografica ed economica. Secondo le proiezioni delle Nazioni Unite, entro il 2050 un quarto della popolazione mondiale sarà africana, con un’età mediana che oggi sfiora appena i 19 anni: una marea di giovani consumatori urbani che si affaccia con curiosità sul mercato globale.

Non è solo una questione demografica. il Fondo monetario internazionale indica l’Africa come la regione con la crescita economica più rapida dopo l’Asia, sostenuta anche dall’attuazione dell’Afcfta, la più grande area di libero scambio al mondo. Il trattato continentale sta abbattendo le barriere doganali interne e favorendo il consolidamento di una classe media desiderosa di accedere a beni di importazione e simboli del benessere occidentale.

Visioni e ambizioni

Per aziende come la trevigiana Astoria Wines, presente in oltre trenta nazioni africane, questa è una scommessa lungimirante, iniziata in concomitanza con il boom del Prosecco ormai vent’anni fa. Filippo Polegato, amministratore delegato della società di Crocetta del Montello, spiega che diversificare oggi «significa aprirsi a nuovi Stati e culture» senza pregiudizi. Un approccio che vale un fatturato di circa 1 milione di euro nel continente, con l’obiettivo ambizioso di raggiungere una crescita in doppia cifra nel prossimo decennio. «In Senegal, Ghana e Costa d’Avorio abbiamo piani di sviluppo quinquennali che promettono grandi soddisfazioni», sottolinea Polegato. «Recentemente, a margine della fiera Wine Paris, abbiamo anche siglato un accordo strategico per introdurre le bollicine in Marocco».

Filippo Polegato - Astoria
Filippo Polegato

Il successo di questa penetrazione commerciale è legato alla capacità di adattarsi a un territorio vastissimo che viaggia a velocità diverse. Nei mercati più maturi come il Sudafrica – storico produttore dove la presenza italiana è consolidata anche nella grande distribuzione organizzata – l’evoluzione del palato ha portato ad apprezzare varianti sempre più secche (Brut ed Extra Brut). Al contrario, dove l’approccio al vino è più recente, si prediligono profili amabili e con un residuo zuccherino maggiore. Questo dualismo impone una flessibilità produttiva costante, che si traduce nell’invio di prodotti premium come il Conegliano Valdobbiadene Docg in hub strategici come il Kenya, sfruttando il canale della distribuzione alberghiera (HoReCa) e sostituendo progressivamente le referenze base per intercettare l’élite urbana. Oltre al gusto, il fattore estetico gioca un ruolo determinante: in Nigeria o Ghana la bottiglia è un potente segnale di status, e un packaging ricercato diventa il passaporto per l’ingresso nei club più esclusivi.

Sfide e incognite

Nonostante l’ottimismo, la realtà africana impone sfide operative non indifferenti. Il mantenimento di una temperatura controllata e le complessità doganali sono ostacoli quotidiani superabili solo grazie a una rete di partner locali affidabili. A questo proposito, Polegato definisce il distributore come la figura chiave: «Il partner è fondamentale ovunque, ma lo è ancora di più in Africa. Abbiamo bisogno non solo di collaboratori che ci forniscano informazioni precise per penetrare il mercato, ma che sappiano trasmettere la nostra filosofia, facendo vera cultura del vino». In questo scenario, l’instabilità geopolitica e le difficoltà nei trasporti lungo i canali marittimi restano variabili critiche che richiedono visione e resilienza. Il futuro delle bollicine passerà necessariamente per un’ulteriore segmentazione dell’offerta, con un occhio di riguardo alla mixology. Il Prosecco Rosé, ad esempio, ha trovato in Africa il suo habitat ideale grazie al colore accattivante e al profilo fruttato che ben si sposa con la cucina locale speziata. Parallelamente, l’introduzione di spumanti analcolici – Astoria propone il suo Zerotondo a base di mosto non fermentato – sta aprendo spazi interessanti anche nei Paesi a maggioranza musulmana, offrendo per di più una base di qualità per cocktail contemporanei.

Consapevole di questi trend, l’industria italiana si è mossa con decisione per consolidare il legame con il continente attraverso i roadshow organizzati dal Gambero Rosso e appuntamenti come il Vinitaly, dove la presenza africana negli anni si è fatta sempre più centrale. Quest’anno alla fiera di Verona si è presentata una nutrita delegazione di buyer africani, con 40 professionisti provenienti da nazioni come Angola, Mozambico, Camerun e Tanzania. Proprio in occasione della kermesse veronese, Astoria ha presentato un’edizione speciale da 20.000 bottiglie di Prosecco Superiore dedicate all’anniversario del primo contatto con l’Africa, avvenuto nel 2006, anno in cui l’azienda sponsorizzò la nazionale di calcio del Togo ai mondiali in Germania. Un brindisi simbolo di una partnership destinata a farsi sempre più stretta e spumeggiante. Le bottiglie sono disponibili nell’e-shop di Astoria: imperdibili.

Questo servizio è uscito sul numero 4/2026 della rivista Africa. Per acquistare una copia, clicca qui.

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