I giudici della Corte penale internazionale (Cpi) hanno condannato ieri Mahamat Said Abdel Kani, un ex leader della milizia Seleka della Repubblica centrafricana, per crimini contro l’umanità.
Kani è stato riconosciuto colpevole di quattro capi d’accusa per crimini contro l’umanità, tra cui persecuzione e tortura, mentre i giudici hanno respinto diverse accuse di crimini di guerra, ritenendo che al momento in cui i presunti crimini sarebbero stati commessi il conflitto armato fosse già terminato.
Secondo la corte, l’imputato, insieme ad altri, ha supervisionato pestaggi e torture di persone colpevoli di sostenere l’allora presidente Francois Bozizé nella capitale centrafricana, Bangui. Kani e i suoi uomini gestivano direttamente una prigione in cui i presunti sostenitori dell’allora presidente venivano picchiati e torturati. Kani ha negato tutte le accuse.
I ribelli a maggioranza musulmana, noti come Seleka (“alleanza” in lingua Sango), presero il potere in Repubblica centrafricana nel 2013, rovesciando Bozizé, dopo una lunga guerra civile. Il loro governo diede origine a milizie di opposizione “anti-Balaka” a maggioranza cristiana.
La Corte penale internazionale indaga sulle violenze nella Repubblica Centrafricana dal 2014 ed ha già condannato due leader “anti-Balaka”. Kani è il primo membro di Seleka a essere condannato. La sua condanna non ha suscitato reazioni immediate da parte del governo di Bangui.



