Il piano del Sudan per far tornare i profughi nonostante la fame

di Tommaso Meo
sudan donne

Il tasso di povertà in Sudan ha raggiunto il 73%, colpendo sia i cittadini rimasti nel Paese sia coloro che si trovano all’estero. Il dato è stato è stato diffuso questa settimana dal ministro delle Risorse Umane, Mutasim Ahmed Saleh, durante una conferenza stampa al Cairo, in occasione del lancio della seconda fase di un programma governativo per favorire il rientro volontario dei profughi.

La situazione economica, già compromessa dal conflitto esploso il 15 aprile 2023, ha subito una rapida degenerazione: dopo i progressi registrati tra il 1990 e il 2011, quando il tasso di povertà era sceso al 15,6%, il Paese ha visto un’inversione di tendenza, passando dal 45% del 2023 all’attuale 73%. Secondo le stime della Banca Mondiale, circa 24 milioni di sudanesi vivono oggi con meno di 3 dollari al giorno.

In risposta a questa situazione, il ministro Saleh ha presentato un piano quinquennale che punta alla creazione di oltre tre milioni di piccoli progetti per sostenere la sussistenza delle famiglie. Per l’anno in corso, l’obiettivo è avviare 500.000 iniziative dedicate ai giovani e supportare 15 collaborazioni specifiche per i gruppi femminli. Il governo sta inoltre promuovendo iniziative agricole per la fornitura di sementi e fertilizzanti, cercando di rispondere alla perdita diffusa di posti di lavoro e attività commerciali.

Nonostante il conflitto sudanese abbia distrutto infrastrutture vitali, tra cui oltre 14.700 trasformatori elettrici, il ministro ha spiegato che il governo sta lavorando per ripristinare i servizi essenziali. L’energia elettrica è stata riattivata nell’80% di Khartoum e in diverse altre regioni, mentre il servizio idrico, pur tra gravi difficoltà, ha raggiunto il 25% della capacità operativa. In parallelo, sono in corso progetti di riabilitazione per ospedali e strutture sanitarie, anche attraverso il supporto formativo e tecnologico fornito dall’Egitto.

La crisi ha costretto la popolazione ad adottare misure di sopravvivenza estreme, riducendo il numero dei pasti e costringendo i bambini a lavorare. Tuttavia, il ministro ha sottolineato che circa quattro milioni di sudanesi all’estero hanno espresso la volontà di tornare in patria. Per facilitare questo processo, il governo ha riaperto canali di finanziamento tramite le banche e la Camera della Zakat, puntando a creare un ambiente favorevole al reinserimento lavorativo e alla stabilizzazione economica del Paese.

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