Sul treno del ferro della Mauritania: avventura ferroviaria nel Sahara

di Marco Trovato

Un convoglio lungo oltre due chilometri attraversa il Sahara mauritano trasportando milioni di tonnellate di minerale di ferro. Ma il leggendario treno del ferro è anche una delle avventure ferroviarie più straordinarie del mondo. Da Nouadhibou a Zouérat, tra dune, polvere, notti stellate e paesaggi sconfinati, il racconto di un viaggio estremo nel cuore del deserto africano.

di Paola Mereghetti

Ci sono viaggi che si scelgono per raggiungere una destinazione e altri che si intraprendono per il semplice desiderio di attraversare un mondo. Il treno del ferro della Mauritania appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Non è soltanto una ferrovia, né semplicemente un mezzo di trasporto. È una lunga linea d’acciaio che attraversa uno dei deserti più vasti e inospitali del pianeta, un’esperienza che conserva il sapore delle grandi esplorazioni africane e che, ancora oggi, permette di vivere il Sahara con un’intensità sempre più rara nel mondo contemporaneo.

Per chi arriva a Nouadhibou, la città portuale affacciata sull’Atlantico nel nord-ovest della Mauritania, il treno appare quasi come una creatura mitologica. Se ne parla nei caffè, nelle pensioni frequentate dai viaggiatori e nei racconti di chi lo ha già affrontato. Tutti conoscono la sua fama. È uno dei convogli merci più lunghi del pianeta, una colonna di ferro che può superare i due chilometri e mezzo di lunghezza, trainata da potenti locomotive diesel e composta da centinaia di vagoni carichi di minerale estratto nelle miniere di Zouérat, nel cuore del Sahara mauritano.

La ferrovia nacque negli anni Sessanta, quando la Mauritania era un giovane Stato indipendente e le immense riserve di ferro del nord rappresentavano una delle principali risorse per lo sviluppo economico del Paese. Nel 1963 entrò in funzione la linea che collega le miniere di Zouérat al porto minerario di Nouadhibou, permettendo di trasportare milioni di tonnellate di minerale verso i mercati internazionali. Ancora oggi il ferro costituisce una delle principali voci dell’economia nazionale e il treno rappresenta una vera e propria arteria vitale, indispensabile per il funzionamento del sistema produttivo mauritano.

Chi osserva il convoglio arrivare lentamente in stazione comprende immediatamente perché sia diventato una leggenda. Le locomotive avanzano come una nave nel deserto, seguite da una sequenza apparentemente infinita di vagoni aperti colmi di minerale nero. Il rumore metallico delle ruote si diffonde nell’aria calda del mattino mentre gli abitanti si preparano a salire. Per la popolazione locale il treno non è un’attrazione turistica, ma un mezzo di trasporto essenziale. Nomadi, commercianti, lavoratori e famiglie lo utilizzano regolarmente per spostarsi tra le diverse località del nord del Paese.

courtesy Roberto Paolo

Esiste una carrozza passeggeri ufficiale, spartana ma relativamente confortevole. Tuttavia, ciò che ha reso celebre il treno del ferro nel mondo è un’altra possibilità: viaggiare direttamente sopra il carico di minerale. È una pratica tollerata da decenni e utilizzata sia dagli abitanti sia dai viaggiatori più avventurosi. Non esistono sedili, tetti o finestre. Il vagone stesso diventa il proprio posto di viaggio. Si sale arrampicandosi sulle pareti metalliche e ci si accomoda sul minerale frantumato, cercando una posizione che possa risultare sopportabile per le dodici, quindici o persino venti ore successive.

Quando il convoglio si mette finalmente in movimento, Nouadhibou scompare rapidamente alle spalle e il Sahara prende il sopravvento. È qui che inizia il vero viaggio. Le ultime costruzioni lasciano spazio a una vastità quasi impossibile da descrivere. Per centinaia di chilometri non esistono città, strade asfaltate o infrastrutture significative. Soltanto sabbia, pietra e cielo. Il deserto mauritano possiede una grandiosità austera che colpisce immediatamente. Non offre la spettacolarità delle savane africane ricche di fauna né l’esuberanza delle foreste tropicali. La sua bellezza nasce dalla semplicità assoluta del paesaggio e dalla sensazione di trovarsi in uno degli ultimi spazi realmente immensi della Terra.

Con il passare delle ore il treno procede lentamente attraverso ambienti che sembrano immutabili da millenni. Dune modellate dal vento si alternano a vasti altopiani rocciosi. Catene montuose emergono all’orizzonte come isole in un oceano di sabbia. In alcuni tratti il paesaggio appare completamente disabitato. È difficile immaginare che qualcuno possa vivere in luoghi tanto remoti, eppure il Sahara è da sempre attraversato da pastori, carovanieri e popolazioni nomadi che conoscono questi territori meglio di chiunque altro.

courtesy Roberto Paolo

La lentezza del viaggio diventa presto una parte essenziale dell’esperienza. In un mondo dominato dall’alta velocità, il treno del ferro costringe a rallentare. Non c’è nulla da fare se non osservare. Lo sguardo segue il profilo delle dune, si perde nella linea dell’orizzonte, cerca dettagli minimi in un paesaggio che sembra ripetersi all’infinito ma che in realtà cambia continuamente. Ogni ora porta con sé una luce diversa. Al mattino il deserto assume tonalità dorate e delicate. A mezzogiorno il sole trasforma tutto in una distesa accecante. Nel tardo pomeriggio emergono colori più caldi, sfumature arancioni, rosse e ocra che rendono il Sahara sorprendentemente pittorico.

Se il paesaggio è magnifico, il viaggio non è però privo di difficoltà. Il minerale di ferro si trasforma presto in una polvere finissima che invade ogni cosa. I vestiti, il viso, i capelli, gli zaini e le macchine fotografiche vengono progressivamente ricoperti da uno strato scuro. Chi parte con una maglietta chiara la vedrà diventare quasi nera nel giro di poche ore. Il vento amplifica il fenomeno, soprattutto quando il treno aumenta la velocità. Per questo motivo gli abitanti locali viaggiano spesso con il volto coperto dal tradizionale turbante sahariano, una protezione tanto semplice quanto efficace contro sabbia e polvere.

Anche le temperature rappresentano una sfida. Durante il giorno il sole può essere implacabile, mentre dopo il tramonto il freddo del deserto sorprende chi non è preparato. L’escursione termica è notevole e nelle notti invernali la temperatura può avvicinarsi allo zero. Chi affronta il viaggio deve quindi portare con sé acqua in abbondanza, abiti adeguati e una buona dose di spirito di adattamento. Non esistono servizi, punti di ristoro o comodità di alcun genere. È un ritorno a una dimensione essenziale del viaggio che molti pensavano ormai scomparsa.

courtesy Roberto Paolo

Uno dei momenti più suggestivi coincide con il passaggio nei pressi di Choum, una piccola località che occupa un posto particolare nella storia del Sahara. Per decenni questa regione è stata attraversata dalle carovane che collegavano il Nord Africa all’Africa occidentale. Ancora oggi il nome di Choum evoca immagini di piste nel deserto, commerci transahariani e avventure d’altri tempi. Quando il treno rallenta, alcune persone salgono e altre scendono. Per pochi minuti il deserto si anima. Poi tutto torna immobile e il convoglio riprende il suo cammino verso l’interno.

Ma il momento più memorabile arriva dopo il tramonto. Quando il sole scompare dietro l’orizzonte e l’ultima luce abbandona le dune, il Sahara rivela uno dei suoi spettacoli più straordinari: il cielo notturno. In assenza quasi totale di inquinamento luminoso, la volta celeste appare con una nitidezza sconvolgente. La Via Lattea attraversa il firmamento come una scia luminosa. Migliaia di stelle riempiono lo spazio sopra il deserto. Seduti su un vagone di minerale in movimento, nel silenzio assoluto del Sahara, si prova una sensazione difficile da descrivere. È come se il mondo moderno fosse improvvisamente scomparso e il viaggio fosse tornato a essere ciò che era per gli antichi esploratori: un confronto diretto con l’immensità della natura.

Dopo una lunga notte il paesaggio inizia lentamente a cambiare. All’orizzonte compaiono le prime tracce dell’attività mineraria. Le montagne assumono forme differenti, modellate dall’estrazione industriale. Poco alla volta emergono le infrastrutture che annunciano l’arrivo a Zouérat, la città del ferro. Qui termina il viaggio e inizia un altro racconto: quello delle miniere che hanno trasformato l’economia mauritana e dato vita a questa straordinaria ferrovia nel deserto.

Scendere dal treno significa portare con sé molto più della polvere di ferro accumulata durante il percorso. Significa aver attraversato uno degli ambienti più estremi della Terra seguendo una rotta che continua a svolgere una funzione essenziale per la vita del Paese. Significa aver compreso, almeno in parte, il rapporto profondo che lega la Mauritania al suo deserto.

Forse è proprio questo il segreto del fascino esercitato dal treno del ferro. Non promette lusso, comfort o velocità. Al contrario, offre fatica, lentezza e una certa dose di disagio. Ma in cambio regala qualcosa che sta diventando sempre più raro: la sensazione autentica dell’avventura. In un’epoca in cui quasi ogni luogo del pianeta è raggiungibile in poche ore e documentato da milioni di immagini, salire sul treno del ferro significa ancora partire verso l’ignoto, affidandosi ai ritmi del deserto e alla pazienza del viaggio. Ed è proprio per questo che continua a essere considerato una delle esperienze ferroviarie più straordinarie del mondo.

(foto di apertura: Leo Coulongeat / Hans Lucas / Hans Lucas via AFP)

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