Gli Stati Uniti hanno imposto restrizioni sui visti di alcuni membri del governo del Sud Sudan

di Tommaso Meo

Gli Stati Uniti hanno annunciato nuove restrizioni sui visti nei confronti di membri del governo di transizione del Sud Sudan, accusati di corruzione e di ostacolare il processo di pace in un Paese segnato da una nuova escalation delle violenze.

Secondo il segretario di Stato Marco Rubio, le persone colpite dalle misure avrebbero «compromesso la pace in Sud Sudan», in particolare ostacolando l’accordo di cessate il fuoco e alimentando il conflitto con il ricorso alla corruzione. Washington accusa inoltre le forze armate sudsudanesi fedeli al presidente Salva Kiir Mayardit di aver contribuito a creare condizioni di carestia in ampie aree del Paese.

Il comunicato del governo americano non specifica i nomi dei funzionari sudsudanesi interessati dal provvedinmento, ma tra le entità prese di mira da Washington compare la società Crawford Capital, considerata vicina ad Adut Salva Kiir, figlia del presidente. Secondo l’amministrazione statunitense, l’azienda, coinvolta nella gestione di tasse e pagamenti online per conto del governo, avrebbe sottratto fondi al tesoro pubblico e deviato aiuti internazionali destinati alla popolazione sudsudanese.

Il ministero degli Esteri del Sud Sudan ha criticato la decisione degli Stati Uniti dicendo in una nota che le restrizioni sui visti avrebbero ripercussioni sui cittadini sudsudanesi comuni, compresi gli studenti e gli atleti beneficiari di borse di studio.

L’annuncio arriva mentre il Paese registra una nuova recrudescenza dei combattimenti tra le forze governative e le milizie vicine a Riek Machar, ex vicepresidente sospeso dalle sue funzioni e posto agli arresti domiciliari. Secondo diverse stime umanitarie, gli scontri hanno già provocato circa 300.000 sfollati e un ulteriore deterioramento della situazione umanitaria. Il 30 aprile il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha prorogato di un anno il mandato della missione di pace Missione delle Nazioni Unite in Sud Sudan, pur riducendo il numero massimo autorizzato di caschi blu.

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