di Andrea Spinelli Barrile
Un rapporto di One Data e Fondazione Rockefeller rivela come l’accesso limitato ai prestiti agevolati stia sottraendo miliardi a sanità e istruzione
I Paesi in via di sviluppo stanno pagando decine di miliardi di dollari in più per finanziare progetti infrastrutturali, di istruzione e sanitari a causa dell’accesso inadeguato a prestiti a condizioni vantaggiose da parte delle banche multilaterali di sviluppo (Mdb), secondo un rapporto pubblicato negli scorsi giorni.
Lo studio, condotto da One Data, la divisione di ricerca e analisi dati dell’organizzazione One impegnata nella lotta alla povertà, e dalla fondazione Rockefeller, esamina l’aumento del costo del prestito per i Paesi a basso e medio-basso reddito. I dieci cosiddetti Paesi “blend” – come Kenya, Ghana, Senegal – che si trovano a cavallo tra le nazioni più povere e le economie in via di sviluppo più ricche, sono quelli che si trovano maggiormente in difficoltà, nonostante possano accedere ai prestiti della Banca mondiale sia a tassi di mercato sia a condizioni agevolate.
Il paradosso dei mercati e il peso del debito
Secondo la ricerca, i Paesi che adottano un modello di finanziamento misto avrebbero potuto risparmiare fino a 20,8 miliardi di dollari nel periodo 2020-2024 se fossero stati in grado di finanziare l’emissione di 40,6 miliardi di dollari di obbligazioni sovrane attraverso i canali di prestito più economici delle banche multilaterali di sviluppo. Tuttavia, secondo il rapporto, questi Paesi si indebitano a costi significativamente più elevati sui mercati obbligazionari internazionali, mentre le opzioni di prestito agevolato rimangono limitate sia in termini di volume che di flessibilità.
Lo studio ha rilevato che l’aumento dei costi di indebitamento sta erodendo la capacità dei governi di finanziare l’assistenza sanitaria e la protezione sociale ma, nonostante questo, molti Paesi si rivolgono ai mercati obbligazionari internazionali non solo perché i finanziamenti delle banche di sviluppo sono limitati, ma anche per preservare la propria solvibilità e l’accesso al mercato.
Come sbloccare un miliardo di dollari di nuovi fondi
Le inefficienze interne alle banche multilaterali di sviluppo aggravano il problema: un sondaggio condotto su 650 funzionari governativi e bancari in 125 Paesi ha rilevato che, sebbene oltre l’80% desideri finanziamenti prevedibili e flessibili, solo circa due terzi ritengono che le banche di sviluppo li forniscano in modo efficace.
La principale fonte di finanziamento agevolato è l’Associazione internazionale per lo sviluppo (Ida), un’agenzia del gruppo della Banca mondiale finanziata da contributi volontari dei Paesi donatori più ricchi. I tagli agli aiuti, in particolare da parte dei donatori nordamericani ed europei, hanno messo a dura prova il suo rifinanziamento: «Ogni anno in cui l’Ida non riceve i fondi necessari, ogni mese di ritardo nella ristrutturazione, ogni prestito rallentato da processi burocratici si traduce in risorse che non raggiungono scuole, cliniche o reti elettriche», si legge nelle considerazioni del rapporto, in cui si raccomanda di ampliare la capacità di prestito delle banche multilaterali di sviluppo, di accelerare le procedure di erogazione dei prestiti e di salvaguardare i finanziamenti dell’Ida.
Nel rapporto si evidenzia anche che all’interno del Quadro di adeguatezza patrimoniale del G20 si potrebbero sbloccare 300-400 miliardi di dollari di nuove risorse di prestito, mentre i recenti annunci dell’agenzia di rating S&P potrebbero sbloccarne ulteriori 600-800 miliardi, il tutto senza richiedere nuovi contributi da parte dei governi azionisti.



