Gli Stati Uniti hanno designato il Movimento islamico sudanese e la sua ala armata, la brigata Al-Baraa Ibn Malik, come «organizzazione terroristica straniera». Lo ha annunciato il dipartimento di Stato in un comunicato diffuso ieri, nel quale viene precisato che le misure entreranno in vigore dal 16 marzo.
La designazione comporta una serie di sanzioni finanziarie e amministrative, tra cui il congelamento dei beni e delle transazioni e il divieto di ingresso negli Stati Uniti.
Secondo Washington, i gruppi colpiti «ricorrono a una violenza sfrenata contro i civili per sabotare gli sforzi di risoluzione del conflitto in Sudan e promuovere la loro ideologia islamista violenta». Il dipartimento di Stato accusa in particolare la brigata Al-Baraa Ibn Malik di aver fornito oltre 20.000 combattenti alla guerra in corso nel Paese, aggiungendo che molti di loro avrebbero ricevuto addestramento e sostegno dal Corpo delle guardie della rivoluzione islamica iraniana.
Le Nazioni Unite hanno inoltre accusato la brigata di aver compiuto esecuzioni di massa di civili durante la riconquista di Khartoum da parte dell’esercito sudanese circa un anno fa.
Con questa decisione Washington intende anche lanciare un segnale al capo dell’esercito e capo di Stato de facto, il generale Abdel Fattah al-Burhan, mettendo in guardia contro il sostegno di gruppi islamisti legati all’ex regime di Omar al-Bashir e contro un possibile riavvicinamento tra Khartoum e Teheran.
L’annuncio è stato accolto favorevolmente dagli Emirati Arabi Uniti, accusati di sostenere i paramilitari delle Forze di supporto rapido (Rsf), in guerra con l’esercito sudanese da quasi tre anni e responsabili, secondo una missione d’inchiesta delle Nazioni Unite, di gravi violazioni dei diritti umani.



