Il governo dell’Egitto sta compromettendo in modo sistematico i diritti all’istruzione e alla sanità attraverso un sottofinanziamento cronico dei due settori. È quanto afferma Human Rights Watch (Hrw) in un rapporto pubblicato l’altro ieri, che segnala un forte calo delle risorse destinate a scuole e ospedali negli ultimi cinque anni, nonostante gli obblighi previsti dalla Costituzione e dagli standard internazionali.
Secondo l’organizzazione, la spesa pubblica per istruzione e sanità è diminuita in termini reali, tenendo conto dell’inflazione, e come quota del bilancio statale e del prodotto interno lordo, lasciando i servizi essenziali incapaci di soddisfare bisogni di base. Per l’anno fiscale 2025/26, il bilancio per l’istruzione è stato fissato a 315 miliardi di lire egiziane, pari all’1,5% del Pil e al 4,7% della spesa pubblica complessiva, la quota più bassa almeno dal 2019. Hrw rileva che la spesa reale per l’istruzione è diminuita del 10% rispetto all’anno precedente ed è oggi inferiore del 39% rispetto ai livelli registrati all’inizio del mandato del presidente Abdel Fattah al-Sisi.
Il rapporto sottolinea che il Paese soffre una carenza di centinaia di migliaia di aule e insegnanti e che molte famiglie continuano a sostenere costi scolastici, nonostante la Costituzione garantisca l’istruzione primaria gratuita. Anche la sanità segue una traiettoria analoga. Il bilancio sanitario per il 2025/26 ammonta a 245 miliardi di lire egiziane, pari all’1,1% del Pil, ben al di sotto del minimo costituzionale del 3% e lontano dal 5-6% del Pil indicato dall’Organizzazione mondiale della sanità come necessario per la copertura sanitaria universale.
Hrw segnala che la spesa sanitaria pro capite è stagnante da tre anni e che oltre la metà delle spese mediche nel Paese è sostenuta direttamente dai cittadini. Il sistema soffre inoltre gravi carenze, tra cui bassi salari, forniture insufficienti e un deficit stimato di circa 75.000 infermieri. Migliaia di medici hanno lasciato il servizio pubblico o sono emigrati negli ultimi anni, citando condizioni di lavoro precarie e mancanza di risorse. Il rapporto medici-popolazione, pari a 6,71 ogni 10.000 abitanti, è nettamente inferiore alla soglia minima di 10 raccomandata dall’Oms.
L’organizzazione accusa inoltre il governo di gonfiare i dati sulla spesa includendo voci non pertinenti, come il servizio del debito. Nel 2022, secondo il rapporto, l’Egitto ha speso più del doppio pro capite per il rimborso del debito estero rispetto a quanto investito nella sanità.
Per Hrw, il mancato rispetto dei livelli di spesa previsti dalla Costituzione del 2014 e dai trattati internazionali, tra cui il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, rappresenta una “misura regressiva deliberata” che ha eroso l’accesso ai servizi essenziali e ampliato le disuguaglianze.



