Raid colpisce una moschea nel Darfur, “una violazione del diritto umanitario internazionale”

di claudia

Un violento attacco con droni ha colpito venerdì una moschea ad Al Fasher, capitale del Darfur settentrionale, causando 75 morti durante la preghiera dell’alba. Secondo il governatore statale, il raid è stato compiuto dalle Forze di supporto rapido (Rsf), che assediano la città da aprile 2024.

Immediata la condanna di Stati Uniti, Arabia Saudita e Qatar. In una nota, Massad Boulos, consigliere presidenziale statunitense per Africa e Medio Oriente, ha definito l’attacco “orribile” e ha sottolineato che “ricorda l’urgente necessità di pace e stabilità in Sudan”, ribadendo l’impegno di Washington a sostenere gli sforzi per porre fine al ciclo di violenze e proteggere i civili.

Il ministero degli Esteri saudita ha parlato di una “palese violazione del diritto umanitario internazionale”, chiedendo la fine della guerra e il rispetto delle garanzie di protezione dei civili previste dalla Dichiarazione di Gedda, siglata nel maggio 2023 grazie alla mediazione di Riyadh e Washington ma sospesa per il mancato rispetto delle misure di fiducia reciproca.

Anche il ministero degli Esteri del Qatar ha condannato l’attacco, definendolo una flagrante violazione del diritto internazionale e ribadendo la propria contrarietà a ogni violenza e al targeting dei luoghi di culto.

Le Rsf, accusate di uccidere i civili che tentano di introdurre viveri in città, hanno dispiegato migliaia di combattenti nei villaggi circostanti Al Fasher per bloccare l’arrivo di beni, aiuti e medicinali.

La guerra in Sudan è iniziata nell’aprile 2023 tra le Forze armate sudanesi, guidate dal generale Abdel Fattah al-Burhan, e le Rsf, guidate da Mohamed Hamdan Dagalo detto “Hemedti”. Il conflitto ha causato decine di migliaia di morti e milioni di sfollati, aggravando una delle peggiori crisi umanitarie al mondo.

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