24/06/13 – Sudafrica – Mandela, l’eroe del perdono e della liberazione africana

di Mario

“Il perdono libera l’anima, fa scomparire la paura. Per questo il perdono e’ un’arma cosi’ potente”. E’ una delle frasi, ormai leggendarie, pronunciate da Nelson Mandela, primo presidente nero del Sud Africa e figura ispiratrice della storia della “liberazione” di molti paesi africani. La frase racchiude la visione del mondo di uno dei leader piu’ popolari del ventesimo secolo, Premio Nobel per la Pace nel 1993, insieme con l’ultimo presidente del regime di segregazione razziale del Sud Africa, Frederik de Klerk.

Nonostante Mandela sia stato lontano dalla vita pubblica per anni, dopo aver guidato il paese nella transizione democratica, la sua figura e’ stata venerata in tutta l’Africa ma anche oltre i suoi confini. Tra i suoi grandi messaggi quello del perdono. Ma non era un santo, come lui stesso ha scritto nell’ultimo libro ‘Conversazioni con me stesso’: “Mi preoccupava molto anche la falsa immagine di me stesso che avevo proiettato nel mondo, ero considerato una sorta di santo ma non lo sono mai stato, nemmeno se per santo si intende un peccatore che cerca di redimersi”. Il Sud Africa piange e prega per il suo leader massimo. In un paese che ha fatto della riconciliazione la sua utopia, ma “con la polizia che non ci protegge e con politici deboli e corrotti”, la giornalista sudafricana Marelise Van Den Merwe ha scritto che “se c’e’ qualcosa che Madiba ci ha insegnato, e’ stata la gentilezza e l’umanita’. “Un uomo straordinario, ma non e’ stato un rivoluzionario nello stile di Gandhi (fondatore dell’African National Congress), come Julius Nyerere, primo presidente della Tanzania o come il primo presidente mozambicano Samora Machel, leader del Fronte di Liberazione del Mozambico (FRELIMO)”, ha detto all’AGI Mussagy Jeichande, primo ambasciatore del Mozambico nel Sud Africa democratico. Samora Machel fu ucciso in un incidente aereo nel 1986. Mandela ancora stava nella prigione nell’isola di Robben Island, nella cella 466/64.

Samora credeva di piu’ in un movimento di massa che nella lotta armata, praticata dall’African National Congress (ANC). Solo quando l’ANC venne bandito, oriento’ la sua azione nel sollevamento politico delle masse popolari. “Samora ispiro’ questo cambiamento”, afferma Jeichande che sostiene come “Nelson Mandela fu molto piu’ amato dal mondo occidentale rispetto a Samora, che si preoccupava di piu’ con il popolo che evitare conflitti con il capitale.” Cio’ non toglie, dice Jeichande, che “anche Mandela sia stato una figura ispiratrice nella nostra storia di liberazione”. Il Mozambico e’ stato uno degli ultimi paesi che Mandela visito’, dopo la sua liberazione nel 1990. C’era un clima di diffidenza da parte dell’ANC verso i mozambicani che avevano firmato, nel 1984, l’accordo di Nkomati con il regime dell’apartheid sudafricano per porre termine alla guerra civile in Mozambico: il Sud Africa non avrebbe piu’ appoggiato la Renamo e il Mozambico non avrebbe piu’ sostenuto l’ANC. La guerra civile in Mozambico termino’ soltanto nel 1992, ma quell’accordo determino’ l’inizio dei negoziati interni per la fine dell’apartheid in Sud Africa. Nel 1998, a ottant’anni, Mandela sposo’ in terze nozze la vedova di Samora, Graca Machel, in quello che venne definito il matrimonio del ‘padre della patria e la vedova della rivoluzione’. Rispettando la tradizione mozambicana, Mandela offri’ 55 animali alla famiglia di Graca Machel, come ‘lobolo’: secondo questo antica usanza, la famiglia della sposa riceve denaro per la perdita che rappresenta il suo matrimonio e l’allontanamento verso una nuova casa. Il mito di Mandela trascende il continente africano. In tutto il mondo ci sono strade, piazze, scuole e quartieri, e persino una particella nucleare ha il suo nome. La storia e’ raccontata nel sito della televisione pubblica sudafricana. Scoperta dagli scienziati Walter E. Kellerman e John Baruch dell’Universita’ di Leeds, nel Regno Unito, la particella venne battezzata con il nome di Nelson Mandela quando era ancora in prigione. “Il suo tempo sarebbe arrivato cosi’ come era arrivata quella particella”, disse John Baruch, “ma come succede molte volte nelle cose scientifiche, i dati sulla particella scomparvero non prima di aver avuto i titoli dei giornali e due programmi televisivi dedicati. Mandela fece molto meglio e l’apartheid fu gettato nella spazzatura della storia”. Mandela e’ diventato anche l’ambasciatore della moda africana nel mondo: il suo segno distintivo era una camicia di cotone a maniche lunghe e dalle stampe colorate, confezionata nell’atelier ivoriano di Pathe’ O, “per un creatore come me e’ stata una gioia lavorare per il piu’ celebre uomo africano del XX secolo. Cio’ che ho sempre apprezzato in lui e’ stata la fierezza e la disinvoltura priva di complessi con cui ha deciso di indossare, ovunque, nel mondo, un abito prodotto con materie prime africane”. Il fiore simbolo del Sudafrica, la protea, si chiama Madiba, il nome del clan di Mandela, e come i suoi connazionali affettuosamente lo hanno chiamato non appena e’ stato eletto presidente del nuovo Sud Africa, nel 1994. Ma c’e’ un altro fiore che porta il suo nome: una strelitzia giallo oro, simbolo di maestria e nobilta’, la ‘strelitzia di Mandela’. Apparve per l’ultima volta in pubblico nel luglio del 2010, in occasione della finale del Campionato Mondiale di Calcio, a Johannesburg.

Indossava una camicia colorata, a maniche lunghe. (AGI) .

 

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