Zimbabwe – Repressione violenta ad Harare

di Marco Simoncelli
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Nelle immagini si possono vedere i violenti scontri avvenuti venerdì nella capitale zimbabwana Harare. La polizia antisommossa ha represso con violenza un migliaio di manifestanti che si erano radunati nelle strade della città per protestare contro il governo nonostante il divieto imposto dalle autorità.

Secondo quanto riferito, gli agenti di polizia hanno picchiato i manifestanti con manganelli e usato gas lacrimogeni, e non si sono fermati nonostante alcuni manifestanti fossero distesi a terra. Almeno tre sarebbero stati feriti e decine sarebbero stati arrestati.

I manifestanti tra cui erano presenti molti militanti del Movimento per il cambiamento democratico (Mdc), tenevano striscioni a sostegno del leader Nelson Chamisa e inneggiavano contro il partito al potere Zanu-PF.

Poche ore prima il partito Mdc, aveva deciso di annullarla dopo che l’Alta corte di Harare aveva respinto il ricorso sul divieto governativo di tenere una protesta in strada. Chamisa, ha dichiarato di “non voler rischiare le vite dei manifestanti con l’aggressività altrimenti verebbe sparso sangue per le strade” e aggiungendo “che il partito utilizzerà altre tattiche per farsi sentire”.

Ciononostante numerosi i sostenitori del partito di opposizione hanno ignorato il divieto e si sono riuniti in Africa Unity Square per protestare contro il peggioramento delle condizioni economiche e accusando il governo di “atteggiamento fascista” per aver “represso il diritto al dissenso”.

Le manifestazioni sono state convocate per protestare contro l’aggravamento della situazione economica: le interruzioni di corrente durano diciotto ore al giorno e l’inflazione è in preoccupante aumento. “Oggi la vita in Zimbabwe è peggio di quando c’era Robert Mugabe”, ha denunciato Fadzayi Mahere, una politica dell’Mdc, “Le persone stanno marciando contro le continue difficoltà che affrontano”. “Il costo della vita è aumentato esponenzialmente. Siamo di nuovo in iperinflazione”, ha denunciato, aggiungendo che anche le libertà democratiche sono a rischio.

Il presidente Emmerson Mnangagwa, succeduto a fine 2017 a Robert Mugabe che era alla guida del Paese dal 37 anni, si era impegnato a rilanciare l’economia, sinora invano. Il Paese affronta regolarmente penuria di beni di prima necessità, come farina, pane, olio e carburante.

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