Zimbabwe, è vivo il medico rapito

di Enrico Casale
Peter Magombeyi

Peter Magombeyi, il medico, leader del sindacato degli operatori sanitari dello Zimbabwe, è vivo e sta bene. È stato ritrovato alla periferia di Harare.

Sulle sue sorti si era temuto il peggio quando, sabato, alcuni amici avevano ricevuto un suo messaggio in cui affermava che era stato rapito. La notizia aveva subito fatto il giro del Paese e i colleghi medici avevano subito organizzato manifestazioni di protesta. I sanitari accusavano i servizi segreti di aver rapito il collega che negli ultimi mesi aveva organizzato una serie di scioperi per protestare contro le basse retribuzioni e le condizioni di lavoro pessime negli ospedali e nei centri medici.  Nelle manifestazioni, i medici cantavano «niente Peter, niente lavoro» e «Liberate Peter», promettendo di non tornare al lavoro fino a quando non fosse stato ritrovato il leader sindacale.

Un portavoce del governo aveva affermato che le autorità «non hanno motivo» di rapire un medico. Poco prima di scomparire, Magombeyi aveva detto all’agenzia di stampa Afp di aver ricevuto chiamate e messaggi minacciosi sul suo telefono.

Dopo giorni di apprensione, il dottor Magombeyi è stato ritrovato in un cespuglio appena fuori dalla capitale. Era in stato confusionale e non è chiaro cosa gli sia successo. Secondo le autorità, il rapimento è stato una messa in scena. Ma i suoi colleghi sostengono che gli apparati di sicurezza sono stati sguinzagliati dalle autorità per mettere a tacere una voce critica delle politiche governative. La crisi economica che sta colpendo lo Zimbabwe ha fatto sì che i salari dei medici si siano ridotti a soli 100 euro al mese. Molti non possono permettersi di andare al lavoro perché un pieno della macchina costa circa 80 euro.

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