Undici militanti del Partito dei Popoli Africani – Costa d’Avorio (Ppa-Ci), formazione guidata dall’ex presidente Laurent Gbagbo, sono stati incriminati per “atti terroristici”, “complotto contro l’autorità dello Stato” e “partecipazione a un movimento insurrezionale”. Lo ha reso noto il procuratore della Repubblica Oumar Braman Koné, ripreso dai media locali.
Secondo l’accusa, il gruppo sarebbe responsabile delle violenze avvenute a Yopougon, un comune popolare a ovest di Abidjan, nella notte del 1° agosto, quando individui incappucciati armati di machete avrebbero incendiato un autobus e danneggiato un veicolo della polizia, con l’obiettivo di “intimidire la popolazione” dopo l’annuncio della ricandidatura del presidente Alassane Ouattara alle elezioni del 25 ottobre. Ouattara, al potere dal 2011, correrà per il quarto mandato.
Tra i fermati figurano l’ex ministro della Difesa Lida Kouassi e l’ex ambasciatore Boubacar Koné, indicati come “istigatori” degli scontri. Il Ppa-Ci respinge ogni accusa e denuncia una “repressione” politica in vista delle elezioni di ottobre. La Procura ribatte che le indagini “non sono condotte in base all’appartenenza politica”.
La notizia degli arresti giunge in un clima politico già essere teso: sabato a Yopougon migliaia di persone – 500.000 secondo gli organizzatori – hanno manifestato pacificamente sotto la bandiera del Fronte comune, che riunisce i partiti di opposizione nel Paese. La marcia ha chiesto la riammissione nella corsa elettorale dall’ex capo del Crédit Suisse, Tidjane Thiam, dall’ex presidente Laurent Gbagbo e dall’ex primo ministro Guillaume Soro, ad oggi esclusi.



