Un racconto dalla Costa d’Avorio

di Matteo Merletto

La strada che collega l’aeroporto alla capitale è di solito il biglietto da visita di un paese. Nel caso della Costa D’Avorio questo corollario è ancora più vero. Si tratta di una grande arteria lunga 35 chilometri che dallo scalo porta ad Abidjan, che non è propriamente la capitale di questo paese, ma solo la capitale economica e commerciale, ma è una grande megalopoli ufficialmente di cinque milioni di abitanti, certamente sottostimati abbondantemente.

In questi 35 chilometri di strada ci si fa un’idea del paese. In lontananza si può intravvedere la SkyLine della città che lascia pensare a tutto meno che a una megalopoli africana. Ci sono grattacieli, palazzoni, gru che lasciano immaginare edifici in costruzione e centri commerciali e poi tanta, tanta pubblicità: ad ogni chilometro un grande tabellone con la gigantografia di Drogba che publicizza Orange, la grande compagnia telefonica che monopolizza buona parte dell’Africa Occidentale. Non si tratta di un unico cartellone perchè Drogba appare vestito con un abbondante BouBou, con un impeccabile abito occidentale, con pantaloni e maglietta casual.

Se va bene i 35 chilometri si percorrono in poco meno di un ora. Ma se va male (e molto spesso va male) ci vogliono ore perchè il traffico può praticamente bloccare tutto, per ore, soprattutto quando si innesta la strada costiera che viene da Grand Bassam, la cittadina turistica sull’Oceano nella quale si riversano, nel week end, gli abitanti di Abidjan che se lo possono permettere.

Quando Abidjan è ormai a portata di mano e il quartiere di Plateau mostra i suoi palazzoni di uffici e le sue tangenziali appare la laguna. Si, la laguna sulla quale sorge questa antica capitale: acqua calma, con ampi pezzi di vegetazione che galleggiano provenienti da chissà dove e diretti chissà dove.

Qui, dove praticamente comincia la città le pubblicità si sprecano. Ce n’è anche una allettante, il grande musicista Alpha Blondy che annuncia un concerto in città con le canzoni del suo ultimo CD, una in particolare è stata apprezzata dal suo pubblico ivoriano: Les Hopitaux sont malades, gli ospedali sono malati, una sorta di protesta per il fatto che la sanità in Costa D’Avorio è tutta a pagamento e gli ospedali comunque non funzionano, mancano farmaci, medici e i locali spesso sono inadeguati e i letti a pagamento. E tutto ciò in un paese che ha un tasso di crescita che si avvicina alle due cifre, segno che vi passa una enorme ricchezza che però, evidentemente, non raggiunge le fasce più basse.

Lo si capisce se si esce da Abidjan per andare nella vera capitale politica, Yamsoukro che era il piccolo villaggio natale del padre della patria, Felix Houpheout Boigny. C’è una moderna autostrada che copre i circa duecento chilometri che la separano dalla laguna, ma ai lati si possono vedere grandi campi piantati a banane e a platani, la banana dolce che qui è uno dei cibi base. In questa campagna Abidjan sembra la città di un altro pianeta e quando si arriva a Yamsoukro si ha l’impressione di essere arrivati in una città fantasma: enormi strade semi deserte e poi le costruzioni che il padre della patria aveva voluto per fare grande la sua capitale: una enorme cattedrale copia 1.1 di San Pietro in Vaticano, una grande moschea, un elefantiaco centro stampa ormai obsoleto, il grande Hotel President con una terrazza ristorante in cima.

Yamsoukro è il paradosso di un paese che doveva essere grande e invece, dopo la morte del padre della patria, è piombato in una drammatica guerra civile di dieci lunghi anni. Yamsoukro è l’altra faccia della medaglia di Abidjan che invece brulica di abitanti e di attività e dove Drogba vince quindici a uno su Alpha Blondy.

(Raffaele Masto)

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