Esattamente 38 anni fa, il 15 ottobre 1987, veniva assassinato Thomas Sankara, all’epoca presidente del Burkina Faso, tra i più illuminati interpreti di quel movimento panafricanista e di quell’autodeterminazione per i popoli africani che, ancora oggi, sono alla ricerca di legittimità.
Sankara, “eroe della nazione” del Burkina Faso da appena due anni, è ancora oggi una figura il cui carisma e la cui memoria tracimano le generazioni di burkinabé, facendosi politica e cultura, resistenza e orgoglio, una figura non controversa ma cristallina ma che in molti hanno cercato di cavalcare per il proprio tornaconto. Il primo è stato il suo ex-fratello di latte, Blaise Compaoré, amico e compagno d’arme che complottò contro di lui facendolo uccidere (o uccidendolo egli stesso, su questa storia non si è mai fatta chiarezza), che ha cercato in ogni modo, e invano, di cancellarne la memoria ma ottenendo in cambio, più di due decenni dopo, il giusto contrappasso: una rivoluzione popolare che lo ha costretto all’esilio proprio in nome di Thomas Sankara.
Gli anni successivi alla fuga di Compaoré sono stati anni di difficoltà e orgoglio, di recupero della memoria politica, civile e culturale di Sankara ma sono stati anche gli anni in cui il terrorismo islamista ha eroso lo spazio statale e civile.
Dal 2020 il Burkina Faso vive la società delle conseguenze: i golpe militari, con i golpisti che investono sull’immagine e la memoria di Sankara una buona parte della loro credibilità politica, cercando legittimazione, la cacciata dei francesi, i processi per fare luce sulla vicenda del 1987, l’apertura del Mausoleo Sankara, la sepoltura dei resti degli eroi in contrapposizione alla stessa famiglia e l’enorme difficoltà di tenere unito un Paese che si sta dilaniando. In questo 2025, la giunta militare al potere a Ouagadougou ha indetto un mese intero di celebrazioni, tra concerti, proiezioni, dibattiti, programmi tv e radio, letture pubbliche, riconoscimenti e altri eventi commemorativi.
Nel frattempo, in 38 anni, di “nuovi Sankara” si sono riempiti i giornali e le t-shirt ma nessuno di loro ha saputo scaldare i cuori e avviare rivoluzioni, nel pensiero e nell’azione, come è invece riuscito Thomas Isidore Noel Sankara. Un gigante africano troppo strattonato.



