di Enrico Casale
Se i tagli agli aiuti internazionali annunciati dall’amministrazione Trump entreranno pienamente in vigore le ripercussioni saranno evidenti sin da subito, con una progressiva impennata della mortalità nei Paesi più fragili. È l’allarme lanciato da uno studio pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet.
La decisione dell’amministrazione Trump di ridurre drasticamente i fondi destinati agli aiuti internazionali potrebbe avere conseguenze catastrofiche: oltre 14 milioni di morti aggiuntive entro il 2030 nei Paesi a basso e medio reddito, un terzo dei quali tra i bambini sotto i cinque anni. È l’allarme lanciato da uno studio pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet che punta il dito su una responsabilità precisa: quella delle scelte politiche.
La situazione sanitaria in Africa, secondo quanto riporta il rapporto sulla salute dell’Africa del 2025, resta difficile e complessa. L’Hiv/Aids continua a devastare il continente, dove vive l’11% della popolazione mondiale, ma il 60% dei sieropositivi. Sebbene l’Hiv/Aids sia tuttora la principale causa di mortalità fra gli adulti, sempre più persone ricevono farmaci salvavita. Il numero di persone sieropositive curate con antiretrovirali è aumentato di otto volte, salendo da 100.000 nel dicembre 2000 a 810.000 nel dicembre 2025. Più del 90% dei 300-500 milioni di casi di malaria stimati nel mondo ogni anno colpiscono africani, soprattutto bambini di meno di cinque anni, ma molti Paesi stanno migliorando le politiche per il trattamento. Dei 42 Stati africani dove la malaria è endemica, 33 hanno adottato una terapia combinata a base di artemisinina, cioè con i farmaci antimalarici più efficaci disponibili oggi come prima linea
Secondo il rapporto, dei 20 Paesi con i maggiori tassi di mortalità materna nel mondo, 19 si trovano in Africa; questa regione detiene anche il triste primato mondiale di mortalità neonatale. “Sappiamo quali sono le sfide e come affrontarle, ma siamo consapevoli, d’altra parte, che i fragili sistemi sanitari africani costituiscono una barriera enorme a un’applicazione più estesa delle soluzioni evidenziate in questo rapporto. Se intendiamo continuare a progredire, i governi africani e i loro partner devono impegnarsi con decisione e investire più fondi nel rafforzamento dei sistemi sanitari”, afferma Luis Gomes Sambo, direttore dell’Oms per l’Africa.

In questo contesto assai critico, i tagli annunciati alla fine del 2024 dall’amministrazione statunitense (l’83% rispetto al 2023) rappresentano, secondo i ricercatori di The Lancet, uno shock paragonabile a quello di una pandemia o di una guerra su larga scala. “Questi tagli rischiano di interrompere bruscamente, o addirittura invertire, due decenni di progressi nell’aspettativa di vita delle persone vulnerabili”, ha dichiarato Davide Rasella, coautore dello studio e ricercatore presso il Barcelona Institute for Global Health.
Gli Stati Uniti sono stati negli ultimi vent’anni uno dei principali motori dei progressi sanitari globali. L’Agenzia per lo sviluppo internazionale (Usaid), ente pubblico responsabile della cooperazione estera americana, ha finanziato programmi che – secondo lo studio di The Lancet – hanno evitato 91 milioni di morti tra il 2001 e il 2021 nei Paesi a basso e medio reddito.
Utilizzando modelli statistici su 133 Paesi, i ricercatori hanno stimato che gli aiuti Usa hanno contribuito a ridurre del 15% la mortalità generale e del 32% quella dei bambini sotto i cinque anni. Risultati ancora più significativi sono stati registrati per alcune malattie prevenibili: -74% per l’Hiv/Aids, -53% per la malaria e -51% per le malattie tropicali trascurate.
Se i tagli annunciati entreranno pienamente in vigore – come previsto dalle linee guida di bilancio presentate a inizio 2025 dalla Casa Bianca – le ripercussioni saranno evidenti sin da subito, con una progressiva impennata della mortalità nei Paesi più fragili. Lo studio prevede che entro il 2030 ci saranno circa 14,1 milioni di decessi in più, di cui 4,5 milioni tra bambini piccoli. La maggior parte di essi si concentrerebbe in Africa dove i sistemi sanitari sono fortemente dipendenti dagli aiuti esteri.
L’allarme lanciato dalla comunità scientifica arriva in un momento particolarmente delicato per la cooperazione internazionale. Oltre agli Stati Uniti, anche altri Paesi ad alto reddito – come Germania, Regno Unito e Francia – hanno annunciato tagli, sebbene più contenuti. Il rischio è che una crisi congiunta degli aiuti acceleri il collasso di sistemi sanitari già deboli e dipendenti dai fondi esterni.
“È il momento di aumentare gli aiuti, non di ridurli”, ha detto Rasella. Prima dei tagli, i fondi all’Usaid rappresentavano appena lo 0,3% del bilancio federale, pari a circa 64 dollari all’anno per ogni cittadino, ovvero 17 centesimi al giorno. “Credo che la maggior parte degli americani sarebbe favorevole a mantenere i finanziamenti se sapesse che un contributo così piccolo può salvare milioni di vite”, ha osservato James Macinko, professore all’Università della California (Ucla) e coautore dello studio.



