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Edizione del 15/05/2026

© Rivista Africa
Editore: Internationalia srl
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Rivista Africa
La rivista del continente vero
Tag:

sao tomè

    CONTINENTE VEROVIAGGI

    Sulle tracce del gin segreto di Sao Tomè

    di Tommaso Meo 18 Aprile 2026
    Scritto da Tommaso Meo

    di Marco Trovato

    Nascosta nella fitta vegetazione di São Tomé, la distilleria di Bastien Loloum produce un distillato unico ottenuto dal vino di palma. Tra coltivazioni biologiche, spezie esotiche e un antico alambicco di rame, il viaggio alla scoperta del Vim Pema Gin diventa un’avventura nel cuore selvaggio dell’isola

    La strada che serpeggia verso sud a un certo punto sembra dissolversi. L’asfalto lascia spazio a una pista sconnessa, costellata di pietre e solchi profondi, che presto si trasforma in una lingua di fango insidiosa prima di svanire del tutto, inghiottita dalla fitta selva equatoriale. Eppure, proprio quando il cammino sembra sbriciolarsi e perdersi nel nulla, si svela un angolo di paradiso incontaminato: Vanha la spiaggia più remota e selvaggia di São Tomé, una sottile mezzaluna di sabbia incorniciata da un pianoro verdeggiante. È qui che sorgono la piantagione e la distilleria di Bastien Loloum, 44enne francese trapiantato in questo arcipelago-nazione nel Golfo di Guinea, a trecento chilometri dalla costa del Gabon, talmente piccolo da sfuggire, spesso, alle carte geografiche.

    Gusti tropicali

    «Sono arrivato qui nel 2004, ancora studente, per un progetto di volontariato internazionale. Dopo aver lavorato una quindicina d’anni nel campo della conservazione per varie ong di protezione ambientale, nel 2020, assieme a mia moglie Delícia, originaria dell’isola, ho deciso di avviare una piccola impresa agricola per promuovere la coltivazione biologica di vaniglia, spezie e frutti tropicali». Oggi l’azienda a conduzione familiare di Bastien produce confetture, aromi per cucina, chips di frutta secca, infusi e olio di cocco lavorato a freddo, tutto senza additivi e conservanti. Non mancano saponi artigianali a base di aloe vera, avocado, cacao e curcuma. Particolarmente ricca è la selezione di liquori realizzati con aromi macerati in acquavite di canna da zucchero: perfetti per cocktail e macedonie. E poi c’è la piccantissima salsa di peperoncino tritato “Boca do Inferno”, un’esplosione di sapore riservata ai palati più audaci.

    Bastien Loloum nel suo piccolo laboratorio nascosto tra la vegetazione a São Tomé. Lì, tra alambicchi di rame e profumi esotici, si dedica con passione all’antica tradizione di famiglia della distillazione. Foto di Marco Trovato

    Gli impianti di trasformazione si trovano in un piccolo stabilimento a Vila Dolores, quartiere popolare della capitale, mentre gli ingredienti provengono tutti dalla piantagione affacciata sulla spiaggia di Vanha. Quattro ettari di terra vulcanica, fertilissima e generosamente irrorata dalla pioggia, ospitano un’incredibile varietà di alberi e colture. «Abbiamo banane, ananas, jackfruit, papaya, mango, arance», spiega Ernestino, un giovane collaboratore di Bastien, uno dei dodici dipendenti dell’impresa, mentre ci guida tra le coltivazioni rigogliose. «Ma raccogliamo anche cortecce di cannella, baccelli di vaniglia, grani di pepe selvatico, radici di zenzero e curcuma, senza dimenticare le preziose foglie di micocó, un’erba aromatica locale dalle straordinarie proprietà benefiche».

    Laboratorio nella selva

    In questo lembo di terra tra oceano e foresta, la natura domina incontrastata, e l’attività agricola è stata concepita per integrarsi armoniosamente nel paesaggio, riducendo al minimo l’impatto dell’uomo. Le coltivazioni e le poche costruzioni – fra cui quattro accoglienti alloggi affittati ai visitatori su Airbnb – sembrano dissolversi nella selva lussureggiante, avvolte da un’atmosfera incantata che pare uscita dalle pagine di un romanzo d’avventura degno di un moderno Robinson Crusoe. Eppure il nostro Bastien non ha nulla dell’esploratore solitario scampato a un naufragio: sguardo attento, modi pacati, occhiali da intellettuale, assomiglia più a un ricercatore in missione sul campo che a un avventuriero sperduto. «Adoro questo luogo isolato nel verde», racconta. «Di notte, quando il buio avvolge la foresta, il cielo si accende di stelle». Bastien è un appassionato astrofilo: ama scrutare la volta celeste con il suo telescopio e riprodurre a mano libera astri e pianeti su cartoncini neri, che poi appende alle pareti del suo laboratorio. Ma la sua più grande passione è un’altra: la distillazione.

    Bastien Lolum con un’ampolla in mano. Foto di Marco Trovato

    «Sono nato e cresciuto nella regione di Cognac», rivela. «Nella mia città, le famiglie si tramandano da generazioni i segreti di questo nobile distillato, e in ogni casa si trova un alambicco artigianale per produrlo». Ed è proprio uno di questi antichi alambicchi di rame che Bastien ha portato con sé in Africa, assieme a un vecchio manuale per distillatori dalle pagine umide e ingiallite regalatogli da sua madre («È la mia Bibbia», confida), determinato a trasformare la sua passione in un progetto concreto. «Da tempo sognavo di avviare una piccola produzione di liquori, così ho approfittato dei mesi di reclusione imposti dalla pandemia per sperimentare con il materiale a disposizione», racconta. «A poco a poco ho affinato la tecnica e mi sono particolarmente interessato alla distillazione del vino di palma, una risorsa abbondante in queste regioni, valida alternativa all’alcol etilico commerciale peraltro non disponibile sull’isola».

    Aroma unico

    Il vino di palma nasce dalla linfa di una varietà autoctona dell’isola, raccolta dagli spillatori locali con un’abilità straordinaria. Scalano tronchi alti fino a venti metri, incidono i rami superiori con il machete e lasciano che il liquido goccioli lentamente in appositi contenitori, che si riempiono nell’arco di una notte. «Ogni vinhanteiro riesce a raccogliere fino a 40 litri al giorno, arrampicandosi su dieci-quindici palme», spiega Bastien. Il vino appena spillato è di un colore biancastro e può avere un sapore dolce o acidulo, a seconda del tempo di fermentazione. «Contiene lieviti naturali che accelerano il processo fermentativo», aggiunge. «In appena 24 ore raggiunge una gradazione alcolica di 5-6 gradi». Sull’isola, questa bevanda è molto popolare, al pari dell’aguardiente de cana, un distillato simile al rum ottenuto dalla canna da zucchero. Tradizionalmente viene consumata fresca, appena raccolta, ma Bastien ha scoperto che, una volta distillata, assume caratteristiche sorprendenti. «Allo stato grezzo ha un gusto piuttosto intenso, ma dopo la distillazione acquisisce un aroma delicato, raffinato, leggermente agrumato: perfetto come base per la produzione di gin», rivela con entusiasmo.

    Bottoglie di Vim Pema Gin. Foto di Marco Trovato

    Dopo innumerevoli tentativi e sperimentazioni, e altrettante ore di studio e di ricerca, Bastien è riuscito a ottenere quanto cercava: un distillato dal profilo aromatico equilibrato e caratteristico. Un gusto avvolgente, profumato e speziato, che sembra racchiudere in sé il fascino selvaggio dell’isola. Così ha creato il Vim Pema Gin (vim pema significa “vino di palma” nel creolo locale), 42 gradi di pura essenza tropicale, impreziosita da una decina di botaniche selezionate – tra cui zenzero, pepe selvatico, scorza d’arancia, cannella, ylang-ylang e foglie di pitanga. «L’unico ingrediente importato è il ginepro, che all’Equatore non cresce. Il resto proviene tutto dalle nostre coltivazioni biologiche», sottolinea Bastien. La produzione è limitata, circa 200 bottiglie al mese, in gran parte destinate al mercato locale e ai pochi visitatori occidentali che si avventurano fin qui. Se volete essere tra i fortunati che hanno il privilegio di degustare il Vim Pema Gin nel piccolo laboratorio in cui prende vita, immerso nella vegetazione tra alambicchi di rame e profumi esotici, potete unirvi a uno dei viaggi organizzati dalla nostra rivista a São Tomé (vedi box). Oppure partire da soli, seguire la strada che serpeggia verso sud e, quando sembrerà dissolversi, proseguire ancora. Arrivate fino in fondo, scoprirete che non sempre le strade devono condurre da qualche parte: a volte esistono solo per incantare.

    Questo articolo è uscito sul numero 2/2026 della rivista Africa. Per acquistare una copia, clicca qui.

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    18 Aprile 2026 0 commentI
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