Save The Children ha sospeso tutte le attività a Walgak, contea di Akobo, nello Stato sudsudanese di Jonglei, dopo che un ufficio dell’organizzazione è stato saccheggiato e un centro sanitario dato alle fiamme. È stata inoltre decisa l‘evacuazione dei 30 operatori presenti nell’area, si legge in una nota. Gli attacchi si aggiungono al sequestro di quattro veicoli di Save the Children avvenuto la scorsa settimana.
L’organizzazione ha confermato che nessun membro dello staff è rimasto ferito e che, al momento, non si registrano vittime tra il personale o la popolazione locale, sebbene il numero di persone in fuga continui ad aumentare di giorno in giorno.
Il conflitto si è intensificato in modo significativo in tutto il Sud Sudan dopo la ripresa dei combattimenti dalla fine di dicembre, in particolare nello Stato di Jonglei, il più grande del Paese e anche uno dei più colpiti dalla crisi alimentare. L’escalation di violenze nelle ultime quattro settimane ha costretto oltre 235.000 persone a fuggire dalle proprie case.
Nonostante il grave impatto che la decisione dell’organizzazione avrà su tante famiglie e bambini, “non abbiamo avuto altra scelta se non sospendere a tempo indeterminato le nostre operazioni a Walgak dopo ripetuti attacchi”, ha commentato Chris Nyamandi, direttore di Save the Children in Sud Sudan. “Le risorse umanitarie devono essere protette. Gli attacchi contro le organizzazioni umanitarie non fanno che aggravare le sofferenze di comunità già estremamente vulnerabili”.
Gli attacchi a Save The Children in Sud Sudan arrivano pochi giorni dopo il bombardamento e il saccheggio di due centri gestiti da Medici Senza Frontiere sempre nello Stato di Jonglei.


