Alla vigilia della chiusura della campagna elettorale in Costa d’Avorio, Laurent Gbagbo, escluso dalla competizione, si è espresso in merito alle imminenti elezioni. L’ex presidente ivoriano ritiene che le elezioni presidenziali in programma il prossimo 25 ottobre “siano un colpo di stato civile” e “una rapina elettorale”. Lo ha detto nel corso di un’intervista rilasciata al programma di Afo media “Momento di verità”, intervistato da Alain Foka.
“Quello che accadrà il 25 ottobre non è un’elezione, è un colpo di stato civile, è una rapina elettorale” ha detto Laurent Gbagbo, secondo il quale “in Africa ci sono colpi di stato civili che spesso sono orchestrati alla radice da persone che non rispettano la Costituzione”. Gbagbo lamenta il fatto che la sua candidatura sia stata respinta “perché si dice che sia stato condannato per la rapina alla Bceao” che, tuttavia “non ha mai sporto denuncia”. Gbagbo ricorda che oltre alla sua candidatura, ad essere stata respinta è anche quella di Tidjane Thiam: secondo l’ex-presidente ivoriano, “coloro che avrebbero potuto vincere le elezioni del 25 ottobre 2025 sono stati respinti e questo non lo accetto”.
Gbagbo ha detto che inviterà i suoi sostenitori di non votare alcun candidato ammesso alla corsa elettorale, parlando di “declino della libertà” e insistendo sul concetto di “colpo di stato civile”: “Nella nostra Costituzione è scritto molto chiaramente che un individuo può ricoprire un mandato di soli cinque anni, rinnovabile una volta”. Nel corso dell’intervista, Gbagbo ha anche denunciato l’arresto e la condanna di manifestanti, “alcuni dei quali sono stati condannati a tre anni per aver marciato” e dicendo che questo sabato, giorno del voto, “non chiedo loro di scendere in piazza, ma quello che posso dire è che lo considero un furto elettorale. Non ordino alla gente di andare a votare. Sostengo coloro che sono in piazza, sostengo coloro che manifestano contro questo furto elettorale”.
Nell’intervista, Gbagbo ha ammesso di aver accettato di candidarsi alla presidenza per affrontare Ouattara alle urne e ha aggiunto che dopo le elezioni legislative, che sono previste il 27 dicembre, intende convocare un congresso del suo partito, il Ppa-Ci: “Devo guidare il partito finché non usciremo da tutto questo trambusto. Abbiamo già fissato la data del nostro congresso, che sarà dopo le elezioni legislative, dopodiché mi dimetterò, non mi candiderò più alla guida del partito e mi prenderò il mio tempo per me stesso”.
Il clima preelettorale nel Paese è teso. Il governo ivoriano, in vista delle imminenti elezioni ha vietato tutti i raduni e le manifestazioni pubbliche dal 17 ottobre al 17 dicembre, motivando il provvedimento con ragioni di ordine pubblico. Nei giorni scorsi però ci sono state proteste e, ieri pomeriggio, uno dei manifestanti fermati dalla polizia locale è morto durante un interrogatorio. L’uomo, fa sapere la procura di Daloa, avrebbe partecipato a una manifestazione nei pressi dell’autostrada Daloa-Issia il 19 ottobre scorso. Nel tentativo di darsi alla fuga durante la risposta delle forze dell’ordine, che cercavano di disperdere la protesta con gas lacrimogeni e manganelli, l’uomo sarebbe caduto e arrestato. È stato poi condotto alla locale gendarmeria, dove è morto pochi giorni dopo l’arresto. “È in corso un’indagine per stabilire la causa della sua morte”, ha aggiunto la procura.


