Il governo del Senegal ha revocato 71 licenze minerarie e congelato i conti di una filiale del gruppo Indorama, colosso dei fosfati, fino al versamento allo stato di circa 380 milioni di euro. Gli annunci, fatti ieri pomeriggio in conferenza stampa dal primo ministro Ousmane Sonko, segnano la svolta promessa dall’esecutivo salito al potere nel 2024 per rinegoziare i contratti sulle risorse naturali del paese dell’Africa occidentale.
Sonko ha definito iniquo e squilibrato il contratto per la fornitura di gas del progetto Grand Tortue Ahmeyim, gestito dalla major BP, manifestando l’intenzione di ridiscuterne i dettagli. Secondo il capo del governo, la strategia di revisione degli accordi permetterà di risanare le finanze pubbliche e di stimolare l’economia nazionale, garantendo energia a prezzi più bassi per le industrie e i cittadini.
Oltre al settore estrattivo, l’esecutivo pubblicherà un documento con le verifiche effettuate sui contratti relativi alla pesca e alle infrastrutture. Queste misure arrivano in un momento di forte pressione economica: nel 2024 il debito ha raggiunto il 132% del prodotto interno lordo e il Fondo monetario internazionale ha congelato il programma di prestiti dopo che una verifica governativa ha rivelato dichiarazioni di debito errate. Nei giorni scorsi, per contenere i costi, le autorità hanno inoltre annunciato un piano per la chiusura di 19 agenzie governative.


