Paul Biya ha deciso: correrà per l’ottava volta consecutiva alla presidenza del Camerun. L’annuncio, arrivato ieri tramite un testo pubblicato su X, ha suscitato reazioni contrastanti all’interno e fuori dal Paese. A 92 anni, tra i capi di Stato più longevi al potere in Africa (insieme a all’equatoguineiano Teodoro Obiang Nguema Mbasogo e al congolese Denis Sassou Nguesso) punta a prolungare ulteriormente il suo mandato, nonostante crescenti dubbi sulle sue condizioni di salute e le accuse di autoritarismo.
La data del voto è stata fissata ufficialmente per il 12 ottobre 2025. La decisione è stata comunicata attraverso un decreto firmato dallo stesso Biya e pubblicato dal Consiglio elettorale nazionale. L’annuncio è giunto in un clima politico teso, segnato da critiche dell’opposizione e da voci insistenti sul deterioramento delle condizioni fisiche del presidente, che negli ultimi anni è apparso raramente in pubblico.
La candidatura di Biya arriva in un momento delicato per il Camerun. Il Paese affronta gravi sfide interne, tra cui la persistente insurrezione separatista nelle regioni anglofone e una situazione economica difficile, esacerbata da corruzione diffusa e disoccupazione giovanile. Molti cittadini, specie tra i più giovani, chiedono un cambiamento di rotta e una nuova leadership, capace di affrontare le urgenze del presente.
Tuttavia, per i sostenitori del presidente, Biya rappresenta un simbolo di stabilità. Nonostante l’età avanzata e le critiche crescenti, il suo partito – il Rassemblement Démocratique du Peuple Camerounais (Rdpc) – mantiene il controllo delle istituzioni e un forte radicamento nel Paese. “La nostra guida continua a essere il faro della nazione”, ha dichiarato un portavoce del partito durante un comizio a Yaoundé.
Sul piano internazionale, la notizia ha sollevato preoccupazioni. Organizzazioni per i diritti umani denunciano da tempo la repressione del dissenso e le limitazioni alle libertà civili in Camerun. Secondo alcuni analisti, la ricandidatura di Biya rischia di approfondire la frattura tra governo e società civile, e potrebbe alimentare ulteriori tensioni nelle aree più instabili del Paese.
Il campo di Biya ha recentemente registrato diverse defezioni con le dichiarazioni di candidatura presidenziale di Issa Tchiroma Bakary e Bello Bouba Maigari, entrambi membri del governo e sostenitori di lunga data di Paul Biya. Anche Maurice Kamto, il più acerrimo oppositore del capo dello Stato, arrivato secondo alle elezioni presidenziali del 2018, e Cabral Libii, un’importante figura dell’opposizione, sono in lizza per la presidenza.
I principali partiti di opposizione – come il Movimento per la rinascita del Camerun (Mrc), guidato da Maurice Kamto – non hanno invece ancora ufficializzato i propri candidati. Kamto, che aveva contestato i risultati delle elezioni del 2018, è considerato uno dei principali rivali del presidente, sebbene negli ultimi anni abbia dovuto affrontare arresti, limitazioni alla libertà di movimento e continue intimidazioni.
L’ultima tornata presidenziale, nel 2018, si era conclusa con la conferma di Biya al potere con il 71% dei voti, tra accuse di brogli e irregolarità. Anche allora, la partecipazione elettorale era stata influenzata dai disordini nelle regioni anglofone e dal clima di sfiducia diffuso tra l’elettorato. Gli osservatori internazionali avevano sollevato perplessità sulla trasparenza del processo elettorale.
Per molti camerunesi, il ritorno alle urne rappresenta un’occasione cruciale per ridefinire il futuro del Paese. Ma con un presidente che ha già trascorso oltre quattro decenni al potere, e una macchina statale saldamente nelle mani del Rdpc, la strada verso un reale cambiamento appare tutta in salita.


