«Dobbiamo lamentare un inasprimento della violenza a seguito del dramma accaduto a gennaio»: lo ha affermato mons. Paul Abel Mamba, vescovo di Ziguinchor, capoluogo della Casamance, la regione meridionale del Senegal, nella quale dal 1982 è in atto una guerra «a bassa intensità» per la secessione. Dopo diversi tentativi di mediazione e spaccatura in seno al movimento secessionista, nel 2017 i colloqui di pace sembravano avere fatto dei progressi con la fazione del Mouvement des Forces Démocratiques de Casamance guidata da Salif Sadio.
L’uccisione di 13 giovani taglialegna, avvenuta il 6 gennaio nei pressi del villaggio di Boffa-Bayottes, ha riacceso le tensioni. Il massacro è stato attribuito ad alcuni componenti del movimento secessionista che però aveva respinto le accuse.
Da allora, come denuncia mons. Mamba, la tensione nella regione è aumentata. Il 29 marzo, in una rapina sulla strada Ziguinchor-Oussouye, commessa da uomini armati, è stato ucciso un uomo di 33 anni e ferite gravemente altre due persone. Due settimane prima, alcuni uomini armati avevano sparso il terrore a Kaguitte, nella contea di Ziguinchor, prendendo in ostaggio una donna.
«Abbiamo l’impressione che stiamo tornando indietro perché finora c’era una tregua apprezzabile che favoriva il dialogo per procedere verso la pace», ha detto il vescovo. Mons. Mamba ha invitato al dialogo il governo e i gruppi armati «perché la violenza non ha mai risolto nulla».
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