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Rivista Africa
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business

    QUADERNI AFRICANI

    Arte e business si alleano a Saint Louis

    di claudia 19 Luglio 2025
    Scritto da claudia

    di Elisa Chiara – Centro studi AMIStaDeS APS

    A Saint-Louis, nel cuore del Senegal, il MuPho è più di un museo: è il cuore pulsante di una rinascita culturale guidata dal visionario Amadou Diaw. Tra fotografia, memoria storica e ospitalità autentica, la città rivive come culla d’arte e identità africana.

    Saint-Louis, Senegal – È una calda giornata di metà luglio quando arrivo a Saint-Louis, nel cuore del Senegal, per un weekend che promette di mescolare relax, mare e storia. La città, dichiarata patrimonio dell’umanità dall’UNESCO, affonda le radici nella sua storia coloniale e nella sua cultura vibrante, in particolare nel quartiere di Ndar, la vecchia città che ha dato il nome alla regione.

    Tra i vicoli semi-deserti di Ndar, mi dirigo verso il centro informazioni turistiche, ma scopro che è chiuso per le celebrazioni della Tamkharit, la festa che segna il capodanno islamico. Non mi arrendo e, dopo una rapida occhiata su Google Maps, decido di proseguire verso il Museo della Fotografia, MuPho. Il GPS mi guida verso un edificio coloniale che si trova a pochi passi e, una volta arrivata, compro il biglietto per le mostre fotografiche dislocate in vari edifici della città, creando quasi una caccia al tesoro tra le strade di Ndar. Il MuPho, inaugurato nel novembre del 2017, è il primo museo in Senegal e in tutta l’Africa occidentale dedicato esclusivamente alla fotografia.

    La visita inizia al Museo delle Indipendenze, un suggestivo spazio che racconta le lotte per la libertà nel continente africano, ripercorrendo gli eventi più significativi del XX secolo. Poi mi sposto al Museo delle Arti Classiche, chiamato “Origini”, dove oggetti d’arte, sculture e ornamenti celebrano il ricco patrimonio culturale dell’Africa.

    Museo delle Indipendenze. Fonte: Elisa Chiara

    Ma è il Museo della Fotografia a catturare maggiormente la mia attenzione. Lì, tra decine di ritratti di celebri jazzisti e suonatori di Kora, spiccano tre magnifici scatti di due lottatori senegalesi. Un momento di pura magia visiva che mi invita a proseguire.

    Improvvisamente, una porta si apre e un signore distinto, vestito in un elegante bubu blu, mi invita ad entrare nella stanza adiacente. La sua presenza è carismatica e accogliente, e con un sorriso mi guida verso l’ingresso di una dimora coloniale restaurata, dove il suono rilassante delle fontanelle che si riversano sulla piscina crea un’atmosfera di freschezza. L’arredamento della casa è a tema fotografico, con immagini di personalità culturali senegalesi e uno scatto che lo ritrae accanto a figure di spicco della scena culturale locale. Mi invita a sedermi e mi offre un bicchiere di succo di bouye, una bevanda a base di baobab, che mi sorprende per il suo sapore fresco e delicato.Noto che il vassoio è disposto a fianco sul tavolino di legno dove poggia orgogliosa un’enciclopedia di cucina italiana.

    Scopro subito che quel signore è Amadou Diaw, il fondatore del MuPho. Con grande passione, inizia a raccontarmi la sua storia e il progetto che ha portato alla creazione del museo. Mi rendo conto che Diaw non è solo un appassionato di fotografia, ma un mecenate visionario che ha investito tutte le sue risorse nella realizzazione di questo spazio unico, una vera e propria oasi di cultura e arte che contrasta con il deserto della regione.

    Nato a Dakar il 2 febbraio 1961, Diaw è laureato in economia all’Università di Rouen e ha conseguito un master in controllo di gestione alla ESG di Parigi. Dopo aver lavorato nel settore assicurativo a Parigi, nel 1986 decide di tornare in Senegal, dove assume il ruolo di direttore della Confederazione Nazionale degli Imprenditori (CNES) e successivamente diventa vicedirettore generale di SEGECA (società assicurativa). Nel 1992, fonda la prima business school privata francofona in Africa occidentale, l’ISM, partendo con soli 25 studenti. Oggi, il gruppo conta 12 campus in Senegal, 10.000 studenti, 30.000 laureati in 30 paesi, 100 docenti permanenti e importanti partnership internazionali.

    Appassionato di letteratura e fotografia, Diaw decide di concentrare i suoi sforzi sulla riqualificazione del patrimonio storico di Saint-Louis e sullo sviluppo dell’arte contemporanea, con un focus particolare sulla fotografia, una tradizione che affonda le radici proprio in questa città. Si racconta che la fotografia sia nata qui, con l’invio della prima macchina fotografica dalla Francia nel 1863.

    La sua visione va oltre la semplice conservazione: Diaw desidera rilanciare Saint-Louis, restaurando case storiche, mercati e gallerie, e promuovendo la città come centro d’arte e cultura, paragonandola a Firenze durante l’epoca dei Medici. Il suo impegno ha dato vita al Forum di Saint-Louis, uno spazio di riflessione culturale e di dialogo internazionale, che dal 2017 riunisce artisti, intellettuali e attivisti.

    Diaw ha ricevuto numerosi riconoscimenti per il suo lavoro, tra cui il Premio Walter Scheel (Germania, 2017), il titolo di Cavaliere delle Palme Accademiche (Francia, 2019) per il suo impegno educativo e culturale, e il Cavaliere dell’Ordine Nazionale del Leone (Senegal, 2020). Recentemente, nel 2022, ha ricevuto la distinzione Bene Merito dalla Polonia per il suo ruolo nel rafforzamento degli scambi universitari e culturali tra i due Paesi.

    Continuiamo la visita. Il museo ospita una collezione personale di Diaw, che include ritratti storici di donne senegalesi degli anni ’30-’50, presentati nella mostra inaugurale Rêveries d’Hier, Songes du Présent. Inoltre, l’esposizione si arricchisce con sezioni dedicate alla fotografia contemporanea, con opere di artisti come Joana Choumali, Omar Victor Diop e Fabrice Monteiro. La fotografia storica della città, inclusi studi fotografici locali, panorami senegalesi d’inizio Novecento e immagini della corona di Bokassa (1977), è una testimonianza unica della cultura visiva africana.

    Scopro infine una chicca dell’offerta turistica di Saint-Louis: la possibilità di soggiornare nelle case-museo, che non sono solo dei luoghi dove dormire, ma vere e proprie opere d’arte che riflettono la storia di Saint-Louis e la visione del fondatore del MuPho. Queste dimore, ristrutturate con grande cura, sono state progettate per mantenere intatta l’autenticità dell’architettura coloniale, ma al contempo offrono comfort moderni.

    Amadou Diaw è una figura che ha saputo combinare la sua passione per la fotografia con una visione culturale e sociale che ha trasformato la città di Saint-Louis in un punto di riferimento per l’arte visiva contemporanea in Africa. La sua connessione con la fotografia non è solo professionale, ma anche profondamente personale, radicata nell’amore per la sua terra e nel desiderio di preservare e valorizzare la storia visiva del Senegal.

    Il MuPho di Saint-Louis appare come un luogo dove passato e presente si incontrano, un viaggio attraverso la memoria storica, l’estetica e la creatività contemporanea. Una tappa imperdibile per chi desidera comprendere la cultura locale, l’evoluzione sociale e l’arte visiva del Senegal. Un patrimonio che, grazie all’impegno di Amadou Diaw, continua a crescere e a raccontare le storie di una terra ricca di tradizioni e di innovazione.

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    19 Luglio 2025 0 commentI
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