Sudan – Manifestazioni, più di 800 arresti

di Enrico Casale
Proteste in Sudan

«Finora abbiamo arrestato 816 manifestanti». Ad affermarlo, di fronte al parlamento sudanese, il ministro Ahmed Bilal Osmane. Sono i primi dati ufficiali forniti dalle autorità dall’inizio delle manifestazioni contro il carovita scoppiate in dicembre.

Secondo l’Association of Professionals (Aps), una delle organizzazioni legate all’opposizione, queste cifre sono sottostimate. Per Mohamed Al-Asbat, uno dei portavoce dell’associazione, «almeno 1.100 manifestanti sono stati arrestati dall’inizio delle dimostrazioni in piazza». Un dato che è il risultato di un conteggio effettuato da un ufficio apposito creato dall’organizzazione.

«Le persone arrestate sono state torturate», spiega. Alcune sono state rilasciate dopo poche ore, ma in luoghi lontani dai raduni dei manifestanti. Altre sono tenute in centri di custodia, in particolare modo i professionisti: medici, giornalisti, architetti, insegnanti, avvocati, giudici. «Se gli agenti hanno il sospetto che sei dell’Aps, ti fermano – continua -. Gli studenti, i disoccupati o gli impiegati pubblici vengono liberati quasi subito ma sono comunque percossi e umiliati. Le donne sono particolarmente vessate».

Domenica scorsa, dice il portavoce dell’associazione dei professionisti, sono stati arrestati sei giornalisti, alcuni sono stati maltrattati prima di essere rilasciati. Diciassette professori dell’università di Khartoum sono stati arrestati e «torturati per sette ore prima di essere rilasciati».

Nonostante la repressione, l’Aps non intende arrendersi e continuerà le dimostrazioni fino alla caduta del regime. «Noi, nell’Associazione dei professionisti sudanesi, con i nostri alleati, abbiamo un obiettivo dichiarato nel patto “Libertà e dignità” la scorsa settimana: si tratta di abbattere il regime per stabilire un regime democratico. Siamo un movimento non violento e a lungo termine siamo determinati a raggiungere il nostro obiettivo e non abbiamo fretta. Resteremo in strada finché la nostra rivoluzione non raggiungerà il suo obiettivo», ha dichiarato Mohamed Al-Asbat

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