Sudan, l’intesa c’è. Manca la firma

di Enrico Casale
proteste in sudan
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A più di una settimana dall’annuncio dell’accordo tra la giunta militare e l’opposizione, nessuna intesa è ancora stata firmata in Sudan. Il dialogo prosegue, ma non è stata apposta ancora nessuna firma. Il compromesso prevede, in linea di massima, una transizione di tre anni e tre mesi nel corso della quale i posti nel Sovrano Consiglio, l’organismo che deve governare il Paese fino alle elezioni, verranno equamente ripartiti tra militari e civili.

L’Associazione dei professionisti sudanesi (Aps, la principale formazione dell’opposizione) ha annunciato di aver incontrato i militari più volte e di aver proseguito a trattare. La firma dell’accordo però continuerebbe a impantanarsi, ufficialmente per ragioni tecniche. Secondo Aps, entrambe le parti sarebbero comunque d’accordo su una transizione di 39 mesi, con un’equa condivisione di potere. Verrebbe inoltre creata una commissione di inchiesta per indagare sulla dura repressione avvenuta nei mesi scorsi. A far rimandare la firma sarebbero stati gli ulteriori dettagli inseriti nella nuova versione del testo stilata venerdì. «Abbiamo inserito molte osservazioni», hanno affermato i portavoce dell’organizzazione.

Nel frattempo, il movimento di protesta ha organizzato un nuovo ciclo di manifestazioni. La gente scenderà di nuovo in piazza il sabato e durante la settimana si alterneranno tributi alle vittime, con raduni, seminari, produzione di opere d’arte o un progetto di monumenti alla memoria dei martiri. Intanto il Partito comunista ha già affermato che non riconoscerà alcun accordo finale se in esso non è prevista un’indagine internazionale e una riforma delle forze di sicurezza.

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