Rotta mediterranea: “la più mortale del mondo”, lo dice l’Onu

di Raffaele Masto
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Ecco, in freddi numeri, le conseguenze della politica migratoria perseguita in questi mesi dal nuovo governo italiano: sono almeno 1.500 i migranti annegati durante le traversate nel Mediterraneo dall’inizio dell’anno, di cui solo 850 nei mesi di giugno e luglio. A difondere questi numero è l’UNHCR, Alto Commissariato dell’Onu per i Rifugiati, che definisce la rotta mediterranea la più mortale al mondo per i rifugiati di qualunque paese del Pianeta.

Sempre secondo l’UNHCR circa 60mila persone hanno attraversato quest’anno il Mediterraneo, pari a circa la metà rispetto allo stesso periodo del 2017. In questo momento, la Spagna, con 23.500 arrivi, è la prima destinazione dei migranti (nella foto migranti a Ceuta), seguita dall’Italia, con 18.500, e la Grecia, con 16mila.

Tradotti questi freddi numeri dicono che le politiche migratorie restrittive e punitive non fermano i migranti, fanno solo cambiar loro le rotte: se si “chiude” l’Italia si passa dalla Spagna, o dalla Grecia. Inoltre questi freddi numeri dicono che quando le rotte cambiano di solito diventano più lunghe, più costose, più pericolose e mortali.

Insomma questi dati dicono che i flussi migratori sono fluidi, che tendenzialmente i numeri assoluti (da confrontare a fine anno) restano invariati ma si distribuiscono in modo diverso. Come dire che il Mediterraneo è una sorta di sistema di vasi comunicanti, di dighe e di canali mossi e gestiti dalle politiche migratorie dei vari stati, ma che la pressione rimane la stessa.

(Raffaele Masto – Buongiorno Africa)

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