Ritorno a Macallé (2)

di AFRICA

Continua il diario di viaggio di Sara Lemlem, giovane G2, che ci porta alla scoperta della sua terra, l’Etiopia.

Il traffico è il punto dolente dello sviluppo di Addis Abeba. C’è molto caos per le strade, i pedoni attraversano ovunque, e le macchine s’infilano in ogni varco per andare più veloci.

L’essenza che avvolge la città, rimane la profonda cristianità fortemente sentita dalla popolazione. Visitando la cattedrale della Santissima Trinità durante la messa sembra di essere in una dimensione parallela. La chiesa è talmente piena che i credenti arrivano fino a fuori il cancello, ordinatamente sparpagliati e in religioso silenzio, seguono la funzione dall’altoparlante, tutti vestiti di bianco, con volti che esprimono totale devozione.

Etiopia_02La cattedrale ospita anche le spoglie degli uomini forti del paese: Hailè Selassie e Melles Zenawi. Il primo, estremamente carismatico, ha portato la leggenda del messia nero oltreoceano. Il secondo con la sua campagna di modernizzazione ha dato il via al cambiamento del paese. In questi giorni si celebra proprio il primo anno dalla morte dell’ex presidente Zenawi e la città è pronta a ricordarlo. Ovunque è presente l’immagine di Melles (chiamato per nome dagli etiopi), che con le sue riforme ha dato stimolo alla scolarizzazione (soprattutto quella universitaria), ha incentivato gli investimenti esteri e influenzato una cultura di uguaglianza verso tutte le diverse etnie etiopi. Il popolo è molto affezionato a quest’uomo che, dichiarando guerra alla povertà, ha dato speranza a un paese fra i più poveri del mondo e che oggi si sta riscattando.

Non lontano dalla cattedrale, si trova il Museo Nazionale, che ospita la celebre “Lucy” la nostra più vecchia antenata. Il museo è ben tenuto, conserva molte reliquie, fra cui denti e ossa di ominidi risalenti a 300 milioni di anni fa. Al suo interno vi sono anche oggetti appartenuti all’imperatore Selassiè: il suo enorme trono, le corone e diversi mantelli. Questa parte della città è davvero meravigliosa, siamo nella parte alta di Addis Abeba, e tutt’intorno si ergono alberghi di lusso e montagne verdeggianti.

Etiopia_01Il nome Addis Abeba, che in amarico (la lingua ufficiale dell’Etiopia) significa “nuovo fiore”, è un omaggio alla lussureggiante flora del territorio. In città non si vedono molti turisti. In effetti, non si percepisce un vero e proprio turismo, gli unici occidentali che vedo sono uomini d’affari. La città non è ancora del tutto turistica, ora è proprio in fase di cambiamento e gli effetti si vedranno nel giro di qualche anno.

L’emozione più grande sta nel cogliere le difficoltà delle persone e insieme la loro grande gentilezza. Spesso gli uomini cedono il posto a sedere alle donne sui mezzi pubblici, o danno una mano a saltare una pozzanghera. L’educazione è un punto fermo in questo paese e, malgrado i problemi, è facile apprezzare i piccoli gesti di umiltà quotidiani.

Domani partirò per il nord del paese, la mia vera terra d’origine: Macallé, nella regione del Tigray, una terra piena di storia, di prodi guerrieri e di leggende bibliche.

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