Niente rilascio temporaneo per il Pinochet africano

di Stefania Ragusa
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La nuova richiesta di rilascio dell’ex presidente ciadiano Hissène Habré, condannato all’ergastolo da un tribunale africano di Dakar per crimini contro l’umanità, è stata respinta ieri. Lo riferisce l’agenzia France Press (Afp). Gli avvocati Me Ibrahima Diawara e François Serres avevano presentato il 29 marzo una richiesta di autorizzazione per il suo rilascio. Una richiesta indirizzata al giudice responsabile dell’esecuzione delle sentenze presso il Tribunal de grande instance hors classe di Dakar.
«A questa richiesta si è opposto un rifiuto», hanno comunicato i legali. Il rifiuto, dicono, è motivato dal fatto che la questione sanitaria è di competenza della direzione dell’amministrazione penitenziaria.

Il 7 aprile dello scorso anno, a un mese dall’inizio della pandemia in Senegal, Hissène Habré aveva beneficiato di una misura di rilascio temporaneo a causa dei rischi per la salute. Il giudice aveva motivato questo rilascio temporaneo con il fatto che Habré era “particolarmente vulnerabile a questo coronavirus” e con la necessità di fare spazio nella prigione per potere mettere in quarantena i prigionieri all’inizio della detenzione. Habré era poi tornato nella sua cella alla fine dei 60 giorni all’inizio di giugno.

Habre, 79 anni e presidente del Ciad dal 1982 al 1990, è stato condannato il 30 maggio 2016 all’ergastolo a Dakar dopo essere stato riconosciuto colpevole di crimini contro l’umanità, stupro, esecuzioni, schiavitù e sequestro di persona. Una commissione d’inchiesta ciadiana ha stimato in 40.000 il numero delle vittime della repressione sotto il suo regime.
Rovesciato nel 1990, l’ex presidente ciadiano aveva trovato rifugio in Senegal, dove, sotto la pressione internazionale, si erano create le condizioni per il suo processo. È stato arrestato lì nel 2013 e incriminato da un tribunale speciale istituito in collaborazione con l’Unione africana. Da quando è stato condannato, ha scontato la pena in una prigione di Dakar.

«Questa è solo giustizia», ​​ha detto Kaltouma Deffalah, vittima del regime di Habré, citato in una dichiarazione di Human Rights Watch. «L’uomo che mi ha ridotto in schiavitù deve scontare la pena secondo la legge. Stiamo ancora aspettando che Hissène Habré smetta di nascondere i suoi soldi e ci paghi il risarcimento ordinato dal tribunale», ha aggiunto, nello stesso comunicato stampa.
Il tribunale che ha condannato Habré aveva infatti assegnato 82 miliardi di franchi cfa (circa 125 milioni di euro) a titolo di risarcimento a più di 7.300 vittime. Non risulta che nessuno di loro sia stato ancora risarcito.

(Stefania Ragusa)

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