Mozambico, mistero sugli attacchi jihadisti

di Enrico Casale
mozambico jihadisti
Tempo di lettura stimato: 2 minuti

È sempre più mistero sulla crisi politico-militare in Mozambico. Martedì, i media locali e internazionali avevano annunciato che venerdì scorso più di 50 persone erano state uccise e decapitate dai miliziani islamici in un campo di calcio a Nanjaba, un villaggio nel distretto di Miudumbe. Secondo le ricostruzioni dei giornalisti, gli uomini armati avrebbero sparato e avrebbero dato fuoco alle case dopo aver fatto irruzione nel villaggio.

Ieri, però, il governo di Maputo ha smentito le notizie di decapitazioni di massa nella provincia settentrionale di Cabo Delgado. Il governatore della provincia, Valige Tauabo, ha detto che non ci sono state uccisioni recenti attribuibili ai jihadisti in nessun distretto della provincia, contrariamente a quanto riferito. Ha aggiunto che le ultime uccisioni note degli islamisti sono avvenute il 6 aprile. La responsabilità degli attacchi, secondo il governatore, sarebbe di «di malfattori».

Si infittisce quindi il mistero sulle incursioni in questo distretto. Chi siano gli autori di questi attacchi, nessuno lo sa di preciso. Si sono proclamati jihadisti appartenenti allo Stato islamico. Alcuni analisti hanno affermato che potrebbero essere una pedina di una lotta per il controllo dei pozzi petroliferi di cui è ricca la regione. Altri sostengono siano legati al traffico di droga.

L’unica cosa certa è che il gruppo di miliziani ha dimostrato una capacità operativa crescente. Inizialmente si spostavano con le moto e utilizzavano armi rudimentali, ora si spostano con fuoristrada costosi e posseggono armi automatiche. Anche gli obiettivi sono cambiati. Agli assalti ai villaggi, possibilmente isolati, hanno affiancato attacchi alle cittadine di Mocímboa da Praia e Quissanga.

Ciò ha creato panico nella popolazione. L’Onu stima che gli sfollati siano almeno 250.000 e più di un migliaio i morti. «Le testimonianze raccolte sul campo -– raccontano i missionari sul posto – parlano di violenze inaudite. Di miliziani che picchiano e uccidono i membri delle piccole comunità. La gente, appena ha sentore di un attacco, corre a rifugiarsi nella foresta attendendo che i miliziani se ne vadano. Sono momenti di puro terrore. Hanno paura di essere scoperti ed eliminati. Spesso, tra l’altro, quando tornano al loro villaggio trovano le loro case rase al suolo, i loro beni distrutti o rubati, i loro raccolti saccheggiati. Lo choc è enorme, soprattutto nelle fasce più deboli della popolazione, gli anziani e i più piccoli».

Di fronte a questa emergenza, il governo di Maputo ha mandato rinforzi militari al Nord e ha fatto un appello alla comunità internazionale affinché intervenga. Secondo indiscrezioni, la Russia avrebbe inviato un reparto del Gruppo Wagner, una milizia mercenaria che Mosca utilizza nei teatri nei quali non vuole impegnarsi direttamente. Anche il Sudafrica avrebbe inviato propri mercenari. L’Onu, in coordinamento con il governo mozambicano, ha chiesto 30 milioni di euro per finanziare un piano di risposta rapida per Cabo Delgado.

La tensione, dopo tre anni di attacchi, non è scemata. Il timore è che le violenze possano investire altre zone. In particolare la Tanzania e infatti Arusha ha rafforzato le difese al confine con il Mozambico con numerosi reparti militari.

(Enrico Casale)

Condividi

Altre letture correlate: