Mali | Si torna alle urne. A dispetto dell’insicurezza

di Pier Maria Mazzola
elezioni in mali
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In Mali si torna a votare. Le elezioni legislative, infatti, sono state fissate per il 29 marzo. L’annuncio è stato fatto dal portavoce del governo di Bamako, Yaya Sangaré. Il voto, originariamente previsto per il 2018, era stato rinviato più volte a causa dell’instabile contesto politico e della sicurezza.

«Il collegio elettorale è stato convocato il 29 marzo 2020 in tutto il territorio nazionale per l’elezione dei deputati all’Assemblea nazionale», ha scritto ieri pomeriggio Sangaré su Twitter. Il secondo turno avrà luogo «il 19 aprile 2020 nei collegi elettorali in cui nessun candidato o lista di candidati abbia ottenuto la maggioranza assoluta dei voti».

L’attuale Parlamento è stato eletto nel 2013 ed è tuttora controllato dal presidente, Ibrahim Boubacar Keïta. Le elezioni erano inizialmente previste tra l’ottobre e il novembre del 2018, a seguito delle presidenziali vinte ancora una volta dall’attuale capo dello Stato. Le consultazioni sono però state rinviate più volte, prima a causa di uno sciopero dei magistrati, poi per il deterioramento della situazione della sicurezza e il disaccordo tra i vari partiti politici. Il mandato dei deputati è stato così prorogato lo scorso anno fino al 2 maggio 2020.

La convocazione delle elezioni rappresenta la principale richiesta emersa dal processo di Dialogo nazionale inclusivo, tenutosi a Bamako nel dicembre scorso per volontà del presidente Keïta e boicottato dalla maggior parte dei partiti di opposizione, a eccezione del Coordinamento dei movimenti dell’Azawad, un’alleanza di gruppi ribelli che ha firmato un accordo di pace con il governo nel 2015. I presenti, membri della società civile e della classe politica locale, avevano chiesto la convocazione delle legislative per prima del maggio 2020 e l’organizzazione di un referendum sulla proposta di modifica della Costituzione, che nel 2017 era stata bocciata dal Parlamento.

Il Mali resta una delle maggiori aree di crisi nel Sahel, al centro di un’escalation di violenza nonostante il rafforzamento degli eserciti locali, la presenza di 4500 soldati francesi della missione antijihadista Barkhane e una forza delle Nazioni Unite in Mali. Dal settembre scorso, vari gruppi terroristici hanno ucciso oltre 140 soldati maliani.

Foto d’archivio: precedente appuntamento elettorale in Mali

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