Mali, il governo denuncia un tentato golpe

di claudia
mali soldati

Il governo di transizione maliano ha annunciato di aver sventato un tentativo di colpo di Stato nella notte tra l’11 e il 12 maggio 2022. Secondo un comunicato stampa firmato ieri dal portavoce, colonnello Abdoulaye Maiga, seguito dall’annuncio al telegiornale delle 20, il tentato golpe è stato attribuito a un piccolo gruppo di militari sostenuti da uno “Stato occidentale” con la “malsana intenzione di rompere la dinamica della Rifondazione del Mali”. Il governo condanna con “il massimo rigore questo vergognoso attacco alla sicurezza dello Stato, il cui obiettivo è ostacolare, anzi annientare i sostanziali sforzi per mettere in sicurezza il nostro Paese e il ritorno a un ordine costituzionale, garanzia di pace e di stabilità ”, si legge nel comunicato stampa. Osservatori, soprattutto francesi, sospettano che Parigi sia la mano oscura che ha orchestrato questo presunto tentato golpe. 

Questo annuncio avviene all’indomani della decisione delle autorità di transizione del Mali di ritirare il Paese da tutti gli organi e gli organismi del G5 Sahel, compresa la Forza congiunta. L’Unione europea (Ue) prende atto di questa decisione, esprimendo il proprio rammarico in un comunicato emesso dall’Ue in cui si legge: “sebbene la decisione di rimanere o meno un membro del G5 Sahel spetti a ciascuno degli Stati sovrani che lo compongono, non possiamo che rammaricarci di questa decisione”.

Nella nota viene ricordato che la creazione del G5 Sahel nel 2014 è stata “una risposta al riconoscimento da parte di tutti gli Stati membri – incluso il Mali – dell’assoluta necessità di rafforzare la cooperazione e, in ultima analisi, l’integrazione regionale, che sono l’unico modo per affrontare le molteplici sfide della regione”. Nel contesto attuale, l’Ue riferisce di essere “preoccupata per le conseguenze di questa scelta sulla sicurezza della popolazione in Mali e nella subregione”.

Il Mali ha infatti annunciato in un comunicato il suo ritiro dal G5 Sahel, la forza congiunta anti-jihadista che riunisce i Paesi saheliani in un’alleanza militare sostenuta dalla Francia. “Il governo della Repubblica del Mali ha deciso di ritirarsi da tutti gli organismi e le istituzioni del G5 Sahel, compresa la forza congiunta. Questa decisione sarà notificata agli Stati membri dell’organizzazione secondo la procedura prevista”, si legge in una dichiarazione della presidenza maliana diffusa domenica sera. Una conferenza dei capi di Stato del G5 Sahel, prevista per lo scorso febbraio a Bamako, avrebbe dovuto “consacrare l’inizio della presidenza maliana del G5 Sahel”, ma questa riunione “non si è ancora tenuta”, si legge nel comunicato.

Secondo il governo maliano, “l’opposizione di alcuni Stati del G5 Sahel alla presidenza del Mali è legata alle manovre di uno Stato extraregionale che cerca disperatamente di isolare il Mali”, senza specificare il nome di questo Stato. Evidente il riferimento alla Francia, ex potenza coloniale che ha visto deteriorarsi le relazioni con Bamako a tal punto da portare alla fine della sua presenza militare nel Paese. Dal 9 gennaio il Mali è stato colpito da una serie di sanzioni economiche e diplomatiche da parte degli Stati dell’Africa occidentale. Sanzioni motivate dall’apparente intenzione della giunta di rimanere al potere ancora per diversi anni, dopo due putsch nell’agosto 2020 e nel maggio 2021. 

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