Madagascar sull’orlo del caos tra proteste e accuse di golpe

di claudia

La presidenza del Madagascar ha denunciato, tramite un comunicato, “un tentativo illegale e forzato di presa del potere” nel Paese, senza fornire ulteriori dettagli, dopo che una parte delle forze armate si è schierata con il movimento di protesta giovanile iniziato lo scorso mese. Nel frattempo, l’ufficio permanente del Senato ha annunciato, ieri, la destituzione del presidente della Camera alta del Parlamento, il generale Richard Ravalomanana, rispondendo a una delle richieste dei manifestanti.

Secondo quanto riportato da Reuters, alcuni soldati del reparto d’élite Capsat – lo stesso che nel 2009 aveva sostenuto Rajoelina nel colpo di Stato contro Marc Ravalomanana – hanno invitato i commilitoni a disobbedire agli ordini e ad “appoggiare il popolo”, unendosi alle manifestazioni di piazza. Le proteste, iniziate il 25 settembre contro le croniche carenze di acqua ed elettricità, si sono rapidamente trasformate in una mobilitazione politica con richieste di dimissioni del presidente, scuse per la repressione e lo scioglimento del Senato e della commissione elettorale.

Un testimone citato da Reuters ha riferito che tre persone sono rimaste ferite dopo colpi d’arma da fuoco sparati lungo la strada che conduce alle caserme del Capsat alla periferia di Antananarivo. Due gruppi rivali rivendicano ora il comando delle operazioni di sicurezza: da un lato i soldati del Capsat, che affermano di coordinare “tutti i rami delle forze armate” dalla propria base, e dall’altro la gendarmeria, che ha dichiarato che i propri ordini continueranno a provenire “esclusivamente dal Comando nazionale della gendarmeria”.

Ieri migliaia di persone si sono radunate nella capitale per onorare un soldato del Capsat ucciso, secondo i commilitoni, da membri della gendarmeria il giorno precedente, riferisce Reuters. Alla manifestazione, pacifica, hanno partecipato anche leader religiosi, esponenti dell’opposizione – tra cui l’ex presidente Marc Ravalomanana – e militari del reparto ribelle.

Nel suo comunicato, la presidenza ha condannato “i tentativi di destabilizzare il Paese” e invitato al dialogo “per risolvere la crisi”. Il presidente della Commissione dell’Unione africana, Mahmoud Ali Youssouf, ha accolto con favore “l’impegno del governo al dialogo” e ha esortato tutte le parti “alla calma e alla moderazione”.

Video diffusi sui social media e ripresi dai media locali mostrano decine di soldati del Capsat che sabato hanno lasciato la caserma per scortare migliaia di manifestanti fino a Piazza 13 Maggio, epicentro storico delle rivolte politiche malgasce, finora chiusa e sorvegliata durante le settimane di disordini.

L’evoluzione della crisi politica in Madagascar suscita crescente preoccupazione a livello regionale e continentale. In un comunicato, il presidente della Commissione dell’Unione africana (Ua), Mahmoud Ali Youssouf, ha espresso “profonda inquietudine” per la situazione nel Paese, segnata da tensioni all’interno dell’esercito e da massicce manifestazioni popolari ad Antananarivo.

Nel testo, Youssouf saluta “l’impegno ribadito del governo a favore del dialogo” e lancia un appello al calma e alla moderazione di tutti gli attori civili e militari, invitandoli a “privilegiare soluzioni pacifiche e concertate”. Il presidente della Commissione richiama inoltre i principi contenuti nella Dichiarazione di Lomé del 2000 e nella Carta africana della democrazia, delle elezioni e della governance, esortando le parti a mostrare “senso di responsabilità e spirito patriottico”.

L’Ua ha ribadito la propria disponibilità a sostenere gli sforzi nazionali e regionali per un rapido ritorno alla normalità istituzionale, alla stabilità e alla pace. Parallelamente, altri capi di Stato africani – in particolare delle Comore, dell’Isola Mauritius e del Sudafrica – hanno espresso posizioni convergenti, insistendo sulla necessità di rispettare la Costituzione e favorire il dialogo politico.

Il Madagascar è entrato in una nuova fase di tensione dal 25 settembre, con le proteste della Generazione Z, inizialmente scatenate dalle carenze di acqua ed elettricità e poi evolute in richieste di dimissioni del presidente Andry Rajoelina. In risposta, il capo dello Stato ha rimosso il ministro dell’Energia e degli Idrocarburi, sciolto il governo e nominato un nuovo primo ministro, insieme a tre ministri incaricati dei diversi rami delle forze di sicurezza.

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