L’islam mistico di Maïmouna Guerresi

di claudia
Patrizia Maïmouna Guerresi,

a cura di Stefania Ragusa

Patrizia Maïmouna Guerresi, classe 1951, è una donna fuori dall’ordinario e un’artista complessa, intensamente spirituale e capace di esprimersi attraverso una molteplicità di linguaggi: fotografia, video, scultura, installazioni. Convertitasi alla religione musulmana dopo aver incontrato l’islam mistico del Senegal, porta avanti da anni una ricerca sul ruolo delle donne nel sufismo. Nelle sue immagini, metafisiche ed evocative, ricorrono elementi come il velo, il latte, il cerchio, il bianco e il nero, il vuoto e il pieno, il corpo femminile, l’incontro armonioso tra principi che non sono contrapposti ma complementari, l’individuazione di punti di vista non scontati. In particolare, Guerresi ha sempre rifiutato lo stereotipo dell’islam monolitico e nemico delle donne. Con il suo linguaggio visivo ibrido, comunica la bellezza della diversità culturale, mentre contempla le tante questioni relative alla vita contemporanea di una società multietnica. L’arte e la letteratura islamica forniscono una fonte inesauribile di ispirazione per il suo lavoro, con le loro rivelazioni mistiche, metafore, intuizioni, versetti sacri e poteri taumaturgici.

Fino al 17 dicembre alcune sue opere sono esposte al Museo Ettore Fico di Torino (museofico.it), all’interno della mostra A spiritual and Political Journey, con la curatela di Andrea Busto. Per chi volesse conoscere meglio questa artista, segnaliamo la preziosa monografia Inner Constellations, pubblicata da Glitterati nel 2015, che raccoglie i lavori realizzati fino a quella data.

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