Kenya | A un anno dal rapimento di Silvia Romano

di Enrico Casale

Il 20 novembre 2018 Silvia Romano veniva rapita. a Chakama, un villaggio a 80 chilometri da Malindi, in Kenya. Le ultime notizie, che emergono dagli sviluppi dell’indagine della Procura di Roma e dei carabinieri del Ros, riportano che la 24enne sarebbe ora tenuta sotto sequestro in Somalia da un gruppo islamista legato ai jihadisti di al-Shabaab.

Silvia Costanza Romano, 24 anni, si è laureata in Mediazione Linguistica per la Sicurezza e Difesa Sociale al Ciels, il Centro di Intermediazione Linguistica Europea. Nell’estate 2018 ha deciso di partire da sola per l’Africa, per la sua prima esperienza di volontariato in un orfanotrofio a Likoni, gestito dalla Orphan’s Dream. Silvia ha proseguito le sue attività con la piccola Onlus marchigiana Africa Milele (che opera nel Paese africano su progetti di sostegno all’infanzia) a Chakama, prima di tornare in Italia. Ma poi ha deciso di continuare con il suo impegno in Africa, dove era tornata ai primi di novembre 2018. La ragazza ha insegnato anche ginnastica artistica in una storica palestra milanese e ha fatto l’istruttrice di acrobatica in un centro sportivo.

Il 20 novembre 2018 Silvia Romano viene rapita durante un attacco armato di un gruppo di otto persone appartenenti a una banda locale che fa irruzione nell’ufficio dell’organizzazione per cui lavora, con fucili e machete. La polizia keniana rende noto che nell’attacco gli uomini armati hanno «sparato indiscriminatamente» ferendo cinque persone. Un testimone, un ragazzo che studia grazie alla Onlus per cui lavora Silvia Romano, racconta che l’obiettivo degli uomini armati era proprio la ragazza e che l’hanno schiaffeggiata e legata con le mani dietro la schiena, prima di portarla via. Silvia è stata portata via senza cellulare e passaporto su una moto verso una zona boschiva nei pressi del fiume Tana.

Nei giorni successivi al rapimento si è aperta la difficile fase delle indagini e dei tentativi di arrivare ai rapitori. I primi arresti arrivano un paio di giorni dopo il sequestro: si tratta di 14 persone che non avrebbero fatto parte del commando ma che «potrebbero avere avuto contatti con il gruppo di sequestratori se non proprio esserne complici». Vengono poi effettuati altri arresti: a finire in manette sono la moglie e il suocero di uno dei tre sospetti rapitori, di cui intanto vengono diffusi nomi e foto.

Passano i giorni, ma la soluzione della vicenda, che sembrava vicina, non arriva. Il 26 dicembre notizie su Silvia Romano arrivano dalle forze dell’ordine. «È viva ed è ancora in Kenya», assicura la polizia regionale escludendo che la ragazza sia stata portata nella vicina Somalia.

Per mesi però non trapela quasi nulla da parte degli inquirenti e del governo italiano. A fine settembre 2019, il Giornale, in un articolo che cita fonti dei servizi italiani, afferma che la giovane, dopo il rapimento, sarebbe stata costretta all’islamizzazione e a sposarsi in Somalia con un uomo legato all’organizzazione che la terrebbe in ostaggio. Una ricostruzione smentita dagli inquirenti. Sempre a fine settembre Agi, citando una fonte di intelligence, riferisce che «Silvia è viva e si sta facendo di tutto per riportarla a casa». Il 18 novembre viene confermata dagli inquirenti l’ipotesi che la 24enne sia in Somalia nelle mani di un gruppo islamico.

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